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Aristotele il ruffiano

Luciano offre un ritratto poco lusinghiero dello Stagirita

Nei Dialoghi dei morti, un’operetta levigata in superficie ma estremamente profonda nei contenuti, Alessandro Magno compare spesso. La sua parabola terrena è, per Luciano, la miglior dimostrazione che “quanto piace al mondo è breve sogno”, che gli onori, le ambizioni, gli averi sono zavorre inutili, varcato il rapido confine che dalla vita conduce alla morte.
Nel tredicesimo dialogo, Alessandro Magno viene sbeffeggiato da Diogene, campione lucianeo per la assoluta lucidità iconoclasta con cui si oppose ai frivoli furori ateniesi.
A che cosa valsero inganni, imbrogli, ferite, sudori e dolori? Sono queste le domande con cui il filosofo cinico pungola il giovane disperato, proiettato in un mondo di ombre che in nulla corrispondeva ai suoi sogni di immortalità.
Diogene, dopo aver sbeffeggiato il servilismo greco nei confronti di un mortale e l’effimera arroganza di Alessandro, provocatoriamente esclama: “Sembra quasi che il saggio Aristotele non te lo abbia insegnato: non si devono ritenere sicuri i beni provenienti dalla sorte”.A queste parole, Alessandro, che ha già tollerato con finta sicumera gli assalti del filosofo cinico, non si trattiene più: fu il maestro infatti a blandire, adulare, inculcare nel giovane l’idea che la vita andasse sprecata nella ricerca inutile del superfluo.
Sentiamo il suo sfogo secondo la traduzione di Massimo Vilardo:

“Saggio quello lì? Il più consumato di tutti i ruffiani! Concedimi: solo io so quanto ha preteso dalle mie tasche, le lettere che mi ha scritto, il modo in cui si è approfittato di me; blandiva la mia ambizione letteraria; lodava la mia bellezza, sostenendo che essa è parte costitutiva del Bene; e così pure magnificava le mie imprese e la mia ricchezza. Anzi, questa la considerava di per sé un Bene, e di conseguenza non si vergognava di prenderne un pochino anche lui…Un ciarlatano, caro Diogene, un volgare intrigante! Ecco che vantaggi ho tratto dalla sapienza di quell’individuo lo strazio per la perdita di quei beni che poco fa ho elencato”