La storia di Atene non può partire che dal suo eciste, Teseo. Quella di Roma è inestricabilmente legata al suo fondatore, Romolo.
Non era più possibile, ai tempi di Plutarco, disintricare le matasse delle storia e del mito né garantire attendibilità assoluta alle gesta incredibili dei due grandi uomini.
D’altra parte, un confronto fra le due civiltà sarebbe stato mutilo senza uno sguardo alle origini (la questione del passato remoto, nel mondo classico, è oggetto di accanito dibattito) e così Plutarco, con l’entusiasmo di sempre ma con qualche remora in più, si accosta all’operazione rivolgendosi alla clemenza dei lettori.
Leggiamo insieme:
ἐφαίνετο τὸν τῶν καλῶν καὶ ἀοιδίμων οἰκιστὴν Ἀθηνῶν ἀντιστῆσαι καὶ παραβαλεῖν τῷ πατρὶ τῆς ἀνικήτου καὶ μεγαλοδόξου Ῥώμης.
Sembrava proprio opportuno contrapporre e confrontare il fondatore della bella e venerata Atene con il padre dell’invitta e famosissima Roma
Εἴη μὲν οὖν ἡμῖν ἐκκαθαιρόμενον λόγῳ τὸ μυθῶδες ὑπακοῦσαι καὶ λαβεῖν ἱστορίας ὄψιν·
Sia dunque lecito sottomettere il mito, purificato dalla razionalità, e dargli forma di storia:
ὅπου δ´ ἂν αὐθαδῶς τοῦ πιθανοῦ περιφρονῇ καὶ μὴ δέχηται τὴν πρὸς τὸ εἰκὸς μεῖξιν, εὐγνωμόνων ἀκροατῶν δεησόμεθα καὶ πρᾴως τὴν ἀρχαιολογίαν προσδεχομένων.
Qualora però sia ostinatamente inconciliabile con il credibile e non permetta un rimaneggiamento secondo verisimiglianza, pregheremo i lettori bendisposti di accogliere benevolmente la mia ricostruzione.

Benedetta Colella








