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La fortuna di Menandro

Una tradizione che si eterna nei secoli.

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Aristofane, con la sua comicità mordente e ardita, legata al contesto politico e sociale ateniese, fu facilmente dimenticato quando il progressivo oscurantismo medievale licenziò lo stile perché troppo triviale ed osceno e i contenuti perché troppo obsoleti.
Menandro, invece, godette di grande popolarità almeno nel mondo latino, a partire da Terenzio (definito da Giulio Cesare un “Menandro dimezzato”) che ne imitò lo stile e le storie, sottolineando l’universalità delle scene e delle situazioni menandree, legate al carattere individuale più che al contesto sociale. Anche dai primi critici letterari Menandro riceve ovazioni: lo loda Plutarco nella sua “Comparazione fra Aristofane e Menandro”, lo esalta Quintiliano per la capacità di attribuire ad ogni personaggio il discorso a lui più consono per età e condizione sociale.
Proprio la gloria soverchia rovinò Menandro, che, compendiato ad uso degli studenti in 758 versi delle Sentenze (attestate già dal quinto secolo), fu studiato più su questo bignamino ante litteram che sull’originale.
Da allora, si perdono le tracce delle commedie menandree, anche se Leo Allatius, commentatore della biblioteca vaticana nel sedicesimo secolo, testimonia l’esistenza, a Costantinopoli, di un corpus menandreo di ventitrè commedie commentate da Michele Psellos.
Solo alla fine dell’Ottocento, però, i versi menandrei superstiti furono raccolti dal filologo tedesco Theodor Kock nel prezioso Comicorum Atticorum Fragmenta, in cui sono riportati 1650 versi o versicoli ricostruiti in linea di massima tramite tradizione indiretta (e quindi di dubbia attribuzione).
Solo nel Novecento una serie di fortunati ritrovamenti papiracei permise la ricostruzione della trama e del testo di alcune commedie. Addirittura, nel 1959, si rinvenne il testo completo del Dyskolos, opera parecchio popolare nell’antichità, prima alle Lenee del 317 e citata da Giuliano l’Apostata nel suo Misopogon.
Negli anni Sessanta, tra le bende di una mummia furono scoperti alcuni versi dei Sicyoniens. Recentissimamente, nel 2003, il filologo italiano D’Aiuto ha riesumato 400 versi di Menandro, 200 del Grincheaux e altrettanti da un’opera ancora sconosciuta. E, dato il ritmo vertiginoso dei ritrovamenti, si spera che questo elenco possa ben presto essere aggiornato.