
La poesia di Menandro, pur nella sua attenzione all’etopoiea nasconde spesso fini etici: è morale, se non moralizzante. In questo, ha molto in comune con Euripide, che, al di là delle storie luttuose che narra, mira ad indirizzare l’uditorio verso un comportamento serio e corretto.
Nell’uno e nell’altro si ravvisano un gran numero di versi sentenziosi e una pluralità di tematiche più o meno scottanti. Pare che Menandro abbia avuto grande venerazione per la tragedia Ione, da cui ha tratto i temi ricorrenti nella sua produzione: la fanciulla violentata, il bambino abbandonato e miracolosamente ritrovato fra la gioia di tutti. Prima dell’allegro scioglimento, dunque, Menandro propone un momento di patetismo molto apprezzato dagli spettatori greci.
Menandro porta nella commedia i lunghi monologhi del teatro tragico, le esortazioni al bene, le tematiche euripidee, da lui condivise e mai parodiate. E’ poi il diverso contesto, il personaggio improbabile che si dà alla rhesis, la situazione che suscita il riso, come nel caso dello schiavo innamorato.
Arte che imita la vita, dunque.
Realismo comico,, del tutto antitetico agli eccessi e alla sbrigliata fantasia di Aristofane. Per questo, gli interventi divini sono ridotti al minimo indispensabile, a volte solo al prologo esplicativo, alla maniera euripidea.
Anche il gioco delle parti è di ascendenza tragica: dietro le fanciulle neglette e gli schiavi maltrattati si nascondono spesso ricche ereditiere e uomini liberi

Benedetta Colella








