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Menandro: un'esistenza tranquilla

Vita, amori e dolori del più grande poeta della commedia nuova.

Menandro nasce attorno al 343 a.C, a Kephisia, demo della tribù Erettiade da una famiglia nobile. Suo padre Diopeite è stato identificato dagli storici, non senza qualche dubbio, con il covernatore ateniese del Chersoneso di cui tratta un discorso di Demostene. La sua passione per la commedia gli viene probabilmente da suo zio, il poeta Alexis di Thourioi, uno dei maestri della commedia media. Probabilmente fu suo maestro di filosofia quel Teofrasto, successore di Aristotele al liceo e autore dei Caratteri. Fu fin dall’infanzia amico di Epicuro. Dal contatto con questi personaggi eminenti, Menandro acquistò un occhio attento alla psicologia che gli permise di tratteggiare i personaggi delle sue commedie con esattezza e precisione; inoltre, da queste amicizie attinse le sentenze morali e gli elogi ai grandi filosofi ricordati nelle sue commedie. Come già Aristofane, cominciò molto giovane la sua carriera teatrale, mettendo in scena nel 321 la sua prima commedia a cui seguirono altre cento in meno di trent’anni.
Uomo amabile, colto, raffinato. amante di profumi esotici, seguace di Epicuro, Menandro intrattenne relazioni con molte famose etere dell’epoca, fra cui Tais, Nannio e soprattutto Glicera. tutte prostitute eternate poi nelle sue commedue. Dal punto di vista politico, sostenne Demetrio Falereo, di cui fu amico, e per questo fu emarginato da Demetrio Poliorcete, che comunque non lo esiliò, sebbene Tolomeo d’Egitto gli avesse offerto ospitalità.
Sembra che l’arte di Menandro non sia stata giustamente apprezzata dai contmporanei, che lo accusarono di aver plagiato le commedie dei colleghi, soprattutto “L’Augure” di Antifane che si sarebbe accontentato di ricopiare nel suo “Il superstizioso”: di ciò non abbiamo alcuna prova. Potrebbe trattarsi di un attacco ostile di un rivale invidioso. E’ certo, però, che gli ateniesi gli preferirono Filemone (che gli sopravvisse trenta anni e morì centenario nel 262). La morte di Menandro fu dovuta ad annegamento nel porto del Pireo, non lontano da cui possedeva una bella villa. Proprio lì fu sepolto, a fianco del cenotafio eretto in onore di Euripide., che Pausania vide ancora al tempo di marco Aurelio. Solo dopo la morte ottenne il favore degli Ateniesi che gli dedicarono una statua nel teatro di Dioniso, come quelle dei poeti tragici. Il ritratto che si può osservare in Vaticano è probabilmente una replica di quello. Ad ulteriore dimostrazione di questa gloria postuma, gli affreschi trovati nella famosa “Villa di Menandro” a Pompei illustrano le sue commedie più popolari.