Se i mesi non bastano...

Imperatori romani e mesi dell'anno


Cominciò Giulio Cesare.
Si attribuì il mese del caldo, del sole e dell’estate e ribattezzò luglio (da Iulius) il mese quintilis (cioè il quinto mese di un anno che, tradizionalmente, era fatto incominciare con il risveglio della natura, a marzo)
Venne dietro Augusto.
L’antico sextilis divenne agosto.
Poi ci fu Tiberio.
Era nato a novembre e sembrò doveroso al senato proporgli di intestare al suo nome il mese natale. L’imperatore, però, non era ancora incline agli stravizi che avrebbero funestato la sua laida vecchiaia caprese e rispose arrogantemente: “E che cosa fareste se ci fossero tredici Cesari?” (Svet. Tib.26; Cassio Dione St. Rom.57.18)
Nerone inizialmente volle imitare questo bel gesto e rispose con un rifiuto al solito senatore asservito al potere che proponeva untuosamente di anticipare il Capodanno a dicembre, in onore del genetliaco del principe. Se ne pentì subito dopo, però, ed impose che il mese primaverile per eccellenza fosse chiamato “neroneus” e non più aprile. (Tac. Ann 16, 12). Quanto successo abbia avuto questa arrogante pretesa è chiaramente evincibile consultando il nostro calendario.
Se Antonino Pio rifiutò l’onore dell’intitolazione di un mese per sé e per la moglie, fu Commodo a portare scompiglio nell’ordinamento tradizionale sostituendo a luglio il suo “commodus” (Cassio Dione St. Rom. 73.15)
A dimostrazione di quanto l’adulazione servile scemi con la morte dell’adulato, ben presto tornò a rifulgere con luglio il nome di Cesare.

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