Gli uomini sono incomprensibili: Menelao è tradito e abbandonato da Elena, arma, per difendere il suo onore, un esercito degno di miglior causa, trascorre nove anni di tormenti nel lungo assedio a Troia, riacciuffa la maliarda che nel frattempo ha cambiato più di un letto e…e la perdona, come se nulla fosse successo.
Proprio nel quarto libro dell’Odissea la ritroviamo, regnante e felice, sul trono di Sparta, infinitamente più regale del burbanzoso Menelao che ancora continua a borbottare, lieto in cuore,però, dell’epilogo della vicenda.
Da lui sappiamo che la condotta di Elena a Troia fu a dir poco equivoca: se finse di non riconoscere Odisseo quando penetrò sotto mentite spoglie nella cittadella, fece di tutto per svelare ai troiani l’inganno del cavallo. Come ne era a conoscenza? Glielo aveva svelato Odisseo nell’incontro segreto o l’aveva guidata il suo naturale intuito femminile?
La rimprovera Menelao: “Anche tu, quando il cavallo venne portato a Troia, anche tu accorresti tra la folla, e girasti intorno alla cava insidia, palpandola, e per nome chiamando i più forti dei greci e delle donne di tutti gli Argivi fingevi la voce.”
L’inganno avrebbe forse smascherato i focosi greci nascosti nel ventre del cavallo di legno se Odisseo, prevedendo tiri mancini del genere, non avesse tappato a tutti la bocca.
Elena fu dunque sleale con i greci oltre che fedifraga nei confronti del marito. Per ucciderla, bastavano motivazioni meno gravi: infatti, secondo alcune versioni del mito, la furia di Menelao, vedendola, sfiorò il parossismo ed egli si slanciò contro la moglie adultera per colpirla. Fuggiva, l’adultera, per schivare il colpo mortale e le vesti si scomponevano nella fuga; arrivò nei pressi dell’altare di Apollo ormai discinta: nel vedere quel seno superbo biancheggiare fra le vesti, Menelao passò dall’ira alla lussuria.
Elena fu dunque salva per la sua bellezza, in quanto, secondo il noto principio della kalokagathia, l’avvenenza è, per i greci, testimonianza di favore divino, concesso ai pii e agli innocenti. A questa conclusione giunge Eva Cantarella al termine di un appassionante excursus su Elena e sul suo mito, pubblicato su Storica, numero 6 (agosto 2009)
Greco e Classici
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Il perdono di Menelao
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