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Gli atleti di Zeus

Arte e sport in una mostra al Museo d'arte Mendrisio (13 settembre 2009- 10 gennaio 2010)

Il corpo umano è sempre stato il principale polo della meraviglia per i Greci. Era una gioia continua il riscoprire le potenzialità dei muscoli, la velocità delle gambe, la potenza dei pugni, capire che, con l’allenamento e con la pratica, il corpo si modificava, diventando più solido e scattante.
Non c’erano, se non in misura ridotta, macchine che riducessero la fatica: avere un corpo allenato non era un vezzo estetico, come oggi, ma una questione di sopravvivenza.
Non c’era distinzione fra la carriera militare e quella civile: tutti gli uomini abili, in determinati periodi dell’anno, indossavano l’armatura e si giocavano la vita sul campo forti solo della possenza dei loro corpi. Sport, dunque, era sopravvivenza, era bellezza (un valore a cui i greci erano particolarmente sensibili), era fama.
Anche la letteratura ruota intorno alle manifestazioni sportive: gli agoni in morte dei personaggi più celebri (Patroclo ed Ettore su tutti) sono ben descritti in epica, parte della lirica si specializza come “epinicio”, o canto di vittoria sportiva, infiniti sono i riferimenti alle abilità ginniche nell’oratoria e nella commedia. Solo quando, con l’ellenismo, la moralità ellenica illanguidirà in una prospettiva più domestica, solo allora i letterati cominceranno a discriminare gli atleti colpevoli di sacrificare la mente nell’esercizio sterile del corpo.

Mendrisio, ridente comune del Canton Ticino, ospiterà quest’anno i campionati mondiali di ciclismo su strada. L’amministrazione comunale ha deciso di salutare l’evento con una mostra davvero significativa: prelevando dai principali musei elvetici ed esteri ben 150 opere d’arte d’epoca storica che rappresentano i greci in palestra. Correlato alla mostra, il ricco catalogo edito da Silvana editore e ricco di 12 interventi a tema e 310 immagini.