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Gli effetti dell'educazione secondo Socrate

La versione assegnata alla maturità classica del 1951

I Memorabili di Senofonte sono un serbatoio ricchissimo di aneddoti ed insegnamenti da cui molto spesso le commissioni d’esame ministeriali traggono i loro temi di versione.
Sarà lo stile armonioso, saranno i contenuti impegnativi, sarà il livello di difficoltà, basso, ma con qualche insidia soprattutto nel discorso indiretto, sarà soprattutto il fascino che da sempre ammanta la figura di Socrate, ma assai spesso i liceali di Italia si sono dovuti confrontare con questo bel libro. Il mio consiglio spassionato è dunque di leggerlo tutto, almeno in traduzione italiana.
Nel primo paragrafo del quarto libro, Senofonte affronta il problema complesso dell’educazione, che non andrebbe rivolta acriticamente a tutti, ma solo a quanti dimostrino una propensione particolare agli studi.
Come una pietra filosofale, cioè, la paideia saprebbe trasformare in eccellenza le indoli ben disposte all’apprendimento. Sottrarsi allo studio è una grave mutilazione non solo al proprio futuro, ma al bene dello stato.
Ecco la versione:
ἐτεκμαίρετο δὲ τὰς ἀγαθὰς φύσεις ἐκ τοῦ ταχύ τε μανθάνειν οἷς προσέχοιεν καὶ μνημονεύειν ἃ {ἂν} μάθοιεν καὶ ἐπιθυμεῖν τῶν μαθημάτων πάντων δι´ ὧν ἔστιν οἶκόν τε καλῶς οἰκεῖν καὶ πόλιν καὶ τὸ ὅλον ἀνθρώποις τε καὶ τοῖς ἀνθρωπίνοις πράγμασιν εὖ χρῆσθαι·
Socrate dimostrava che le indoli buone imparano velocemente le cose a cui si applicano e ricordano ciò che imparano e prediligono, fra tutti gli insegnamenti, quelli attraverso cui è possibile amministrare bene la casa e la città e gestire bene nel complesso gli uomini e gli interessi umani.

τοὺς γὰρ τοιούτους ἡγεῖτο παιδευθέντας οὐκ ἂν μόνον αὐτούς τε εὐδαίμονας εἶναι καὶ τοὺς ἑαυτῶν οἴκους καλῶς οἰκεῖν, ἀλλὰ καὶ ἄλλους ἀνθρώπους καὶ πόλεις δύνασθαι εὐδαίμονας ποιεῖν.
Credeva infatti che gli uomini cresciuti in questo modo potessero non solo essere felici essi stessi e amministrare bene le loro case, ma che fossero anche in grado di rendere felici gli altri uomini e le città.

οὐ τὸν αὐτὸν δὲ τρόπον ἐπὶ πάντας ᾔει, ἀλλὰ τοὺς μὲν οἰομένους φύσει ἀγαθοὺς εἶναι, μαθήσεως δὲ καταφρονοῦντας ἐδίδασκεν ὅτι αἱ ἄρισται δοκοῦσαι εἶναι φύσεις μάλιστα παιδείας δέονται, ἐπιδεικνύων τῶν τε ἵππων τοὺς εὐφυεστάτους, θυμοειδεῖς τε καὶ σφοδροὺς ὄντας, εἰ μὲν ἐκ νέων δαμασθεῖεν, εὐχρηστοτάτους καὶ ἀρίστους γιγνομένους, εἰ δὲ ἀδάμαστοι γένοιντο, δυσκαθεκτοτάτους καὶ φαυλοτάτους
Non si avvicinava a tutti allo stesso modo, ma insegnava a quelli che si pensava fossero validi per natura e che però snobbavano lo studio che proprio le indoli che sembrano essere le migliori hanno bisogno soprattutto di educazione, dimostrando che fra i cavalli quelli che sono i più puri, animosi e ribelli, qualora siano domati fin da giovani diventano gestibilissimi ed eccellenti, qualora restino indomiti , sono molto ingestibili e molto inutili.