Irène Nèmirovsky L’affare Kurilov Adelphi, 2009 (pp.192)
Letto dal 25 al 26 novembre 2009 Voto: 9
Abstract:
Lèon M. ha un compito importante: ammazzare il potente e spietato Kurilov, ministro dell’Istruzione ai tempi dello zar, colpevole di aver autorizzato sanguinose repressioni. Tra l’uomo pubblico e quello privato, però, non c’è coincidenza: come si può odiare un uomo malato, devoto alla famiglia e infantilmente felice di ogni onore concessogli? La Némirovsky ci offre una lucida riflessione sul potere e sulle umane debolezze
Breve commento:
Bastano poche parole, se sapientemente mescolate, per trasmettere insieme la patina di un’epoca passata e l’attualità di sentimenti imperituri. Questo bellissimo romanzo suggerisce atmosfere rarefatte, proietta fra le Brume della Russia prerivoluzionaria e tuttavia travalica il tempo, smascherando i fraintendimenti e le mistificazioni del potere e di chi lo combatte. Kurilov, con le sue spocchie di potente e le sue umane debolezze, e il suo assassino, proteso fra l’osservanza dei valori rivoluzionari e la dolente concezione dell’umana mediocrità, sono personaggi davvero indelebili.
Frasi estrapolate dal testo:
“I principi possono talvolta apprezzare il crimine, ma non coloro che lo commettono” (Alessandro I)
-La vita è breve..-. - Se è per questo, è lunga abbastanza. È la giovinezza che passa in fretta-
Avevo ventidue anni. Non assomigliavo affatto all’uomo che sarei diventato.
(Potei) contemplare con odio il cerchio dei monti che chiudevano da ogni lato l’orizzonte.

Benedetta Colella








