Questo sito contribuisce alla audience di

L'invidia dei recensori: il caso Zoilo

Il più grande detrattore di Omero e la sua triste fine


Zoilo! Così Miguel de Cervantes apostrofava i suoi detrattori.
Tutti Zoilo! Rimarcava Goethe quando qualche oscuro critico si scagliava contro la sua opera.

Il povero Zoilo di Anfipoli (400.320 a.C.) è passato alla storia come il critico invidioso per antonomasia. Effettivamente, scegliere come bersagli del proprio livore carichi da novanta come Platone, Isocrate ma soprattutto Omero è scelta suicida nel mondo della letteratura.

Siccome ben pochi suoi frammenti sono sopravvissuti alla tirannia dei secoli, non sappiamo neppure bene su che cosa si appuntassero i suoi strali: pare che si rimproverasse ad Isocrate l’evoluzione di linguaggio compiuta rispetto a Lisia, oratore, questo, davvero amato da Zoilo.

Omero, poi, veniva liquidato come autore fantasy per le evidenti inverosimiglianze dei suoi poemi: Zoilo, che passa al setaccio della ragione tutte le affermazioni, le invenzioni, le contraddizioni omeriche, che liquida con ironia come fandonie le vicende che hanno condizionato l’intera letteratura occidentale, meritò da subito l’appellativo di Homeromastix, la frusta di Omero.

I tanti fans dell’epica non furono in grado di sopportare questo affronto: al tronfio detrattore tesero un agguato e la rissa sfociò nell’attentato. Zoilo morì per mano dei seguaci di Omero.
A quei tempi, di cultura si poteva anche morire.