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Maturità 2010: testo e traduzione versione di greco

Platone "Socrate e la politica" (Apol. 32b-d)


Ecco qui il testo e la traduzione della versione di greco assegnata per la prova di maturità (23 giugno 2010)

ἐγὼ γάρ, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, ἄλλην μὲν ἀρχὴν οὐδεμίαν [32b] πώποτε ἦρξα ἐν τῇ πόλει, ἐβούλευσα δέ·

Infatti, Ateniesi, non rivestii nessun’altra carica in città, ma fui membro del Consiglio;

καὶ ἔτυχεν ἡμῶν ἡ φυλὴ Ἀντιοχὶς πρυτανεύουσα ὅτε ὑμεῖς τοὺς δέκα στρατηγοὺς τοὺς οὐκ ἀνελομένους τοὺς ἐκ τῆς ναυμαχίας ἐβουλεύσασθε ἁθρόους κρίνειν, παρανόμως, ὡς ἐν τῷ ὑστέρῳ χρόνῳ πᾶσιν ὑμῖν ἔδοξεν.

E per caso la stirpe Antiochide, la nostra, gestì la Pritania quando voi voleste giudicare colpevoli tutti insieme i dieci strateghi che non raccolsero i dispersi dalla battaglia navale, in modo ingiusto, come in un secondo tempo sembrò evidente a voi tutti.

τότ᾽ ἐγὼ μόνος τῶν πρυτάνεων ἠναντιώθην ὑμῖν μηδὲν ποιεῖν παρὰ τοὺς νόμους καὶ ἐναντία ἐψηφισάμην·

Allora fra i pritani solo io mi opposi a che voi non faceste nulla contro le leggi e votai contro.

καὶ ἑτοίμων ὄντων ἐνδεικνύναι με καὶ ἀπάγειν τῶν ῥητόρων, καὶ ὑμῶν κελευόντων καὶ βοώντων, μετὰ τοῦ [32c] νόμου καὶ τοῦ δικαίου ᾤμην μᾶλλόν με δεῖν διακινδυνεύειν ἢ μεθ᾽ ὑμῶν γενέσθαι μὴ δίκαια βουλευομένων, φοβηθέντα δεσμὸν ἢ θάνατον.

E, sebbene gli oratori fossero pronti a segnarmi a dito e a imprigionarmi, e nonostante voi lo pretendeste e urlaste, credevo che fosse necessario che io corressi rischi dalla parte di legge e giustizia piuttosto che stessi con voi, quando non deliberavate cose giuste, poiché temevo la prigione o la morte.

καὶ ταῦτα μὲν ἦν ἔτι δημοκρατουμένης τῆς πόλεως·

E questo accadeva, quando ancora la città era democratica:

ἐπειδὴ δὲ ὀλιγαρχία ἐγένετο, οἱ τριάκοντα αὖ μεταπεμψάμενοί με πέμπτον αὐτὸν εἰς τὴν θόλον προσέταξαν ἀγαγεῖν ἐκ Σαλαμῖνος Λέοντα τὸν Σαλαμίνιον ἵνα ἀποθάνοι, οἷα δὴ καὶ ἄλλοις ἐκεῖνοι πολλοῖς πολλὰ προσέταττον, βουλόμενοι ὡς πλείστους ἀναπλῆσαι αἰτιῶν.

Quando poi venne l’oligarchia, i trenta (tiranni), avendo condotto me stesso per quinto nel Tolo, ordinarono di portar via da Salamina Leone il Salamino perché morisse, infatti quelli ordinavano anche a molti altri molte infamie simili volendo riempire di colpe quanti più uomini possibile.

τότε μέντοι ἐγὼ [32d] οὐ λόγῳ ἀλλ᾽ ἔργῳ αὖ ἐνεδειξάμην ὅτι ἐμοὶ θανάτου μὲν μέλει, εἰ μὴ ἀγροικότερον ἦν εἰπεῖν, οὐδ᾽ ὁτιοῦν, τοῦ δὲ μηδὲν ἄδικον μηδ᾽ ἀνόσιον ἐργάζεσθαι, τούτου δὲ τὸ πᾶν μέλει.

E allora certo io dimostrai non con un discorso, ma con l’azione che a me della morte non importa, se non è troppo rozzo a dirsi, ma che invece mi importa per davvero ciò, di non fare nulla di ingiusto o di sciocco.

ἐμὲ γὰρ ἐκείνη ἡ ἀρχὴ οὐκ ἐξέπληξεν, οὕτως ἰσχυρὰ οὖσα, ὥστε ἄδικόν τι ἐργάσασθαι, ἀλλ᾽ ἐπειδὴ ἐκ τῆς θόλου ἐξήλθομεν, οἱ μὲν τέτταρες ᾤχοντο εἰς Σαλαμῖνα καὶ ἤγαγον Λέοντα, ἐγὼ δὲ ᾠχόμην ἀπιὼν οἴκαδε.

Questo potere, che era così violento, non mi spinse a fare qualcosa di ingiusto, ma quando uscimmo dal Tolo, in quattro andarono a Salamina e presero Leone, invece io, girando loro le spalle, me ne tornai a casa.