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Overparenting: troppa attenzione ai figli?

La difficoltà ad aiutare i propri figli a crescere e realizzarsi

Asilo nido bilingue, corsi di danza, canto, arti marziali e poi ripetizioni di matematica, latino e italiano. Arriva l’estate? Villaggio turistico in posti tropicali per seguire ogni attività proposta dagli animatori.

Se una volta si parlava di figli viziati, riempiti di regali e oggetti inutili, oggi è sempre maggiore la tendenza a investire molto sui figli, organizzandogli la giornata con un susseguirsi di attività, cercando così di plasmare dei piccoli geni. Tutto ciò affinché abbiano una carriera strepitosa e siano sempre i numeri uno.

L’overparenting, il dare troppa attenzione ai figli, è un fenomeno sempre più diffuso, le cui conseguenze sono spesso disastrose. Infatti, l’eccessivo investimento sui figli, associato ad elevate aspettative, rischia di avere un effetto controproducente: nell’immediato i “piccoli geni” si trasformano presto in “piccoli dittatori”, sempre alla ricerca di attenzione, spesso incapaci di relazionarsi con i coetanei e arroganti con gli adulti. Spinti ad affrontare le esperienze più disparate in età precoce, si sentono al centro del mondo, autorizzati a governare tutti e tutto.

Una volta cresciuti diventano ragazzi senza entusiasmo: tutto li annoia, si sentono fragili e privi di iniziative. La precocità delle esperienze li ha portati a non sperimentare con consapevolezza le proprie energie, sviluppando nel momento adatto le loro potenzialità. Vivono, o si lasciano vivere, con un sentimento costante di impotenza. La mancanza di momenti di “ozio creativo” nell’infazia non ha stimolato in loro la creatività e l’autopromozione, necessarie per diventare adulti autonomi ed intraprendenti.

Cosa non funziona nell’overparenting?
Innanzututto, il problema non è l’eccesso di attenzione, che, in quanto espressione di affetto, non è mai troppa;il problema è la direzione di quest’attenzione. Una delle frasi più frequenti dei genitori è: “come fai a non comperare un determinato oggetto o a vietare una certa cosa ad un figlio? Ce l’hanno o la fanno tutti: lui soffrirebbe e io sarei considerato un cattivo genitore”.
Questa ammissione evidenzia l’indebolimento della genitorialità a favore di modelli di riferimenti estranei al singolo individuo e alla famiglia: ciò che viene dettato dal mondo dei consumi e dei mass media assume un valore di riferimento di maggiore validità che determina scelte di vita anche molto personali. La genitorialità è così annientata e l’attenzione non viene diretta sulle potenzialità reali e specifiche del figlio, ma su obiettivi artificiosi ed effimeri.

Da qui le infinite proposte di attività, corsi, oggetti: infinite perchè non rispondono alle reali esigenze di crescita del figlio. Quest’ultimo, in quanto individuo unico e irripetibile ha, infatti, bisogno di esperienze adatte a lui e rispettose dei suoi ritmi. Ogni genitore capace di ascoltare se stesso e rispettoso della propria affettività è in grado riconoscere qual è il percorso migliore per il proprio figlio. Quando, invece, tale condizione subisce un’interferenza dall’esterno che la indebolisce, l’amore genitoriale si trasforma in “overparenting”.

Il desiderio di educare futuri Premi Nobel? Come biasimarlo…ma per comprendere in quale campo un figlio può eccellere è necessario far lavorare il proprio “radar” da genitore che conosce a fondo il proprio figlio, raccontandogli la mappa nella quale si muove e guidandolo proprio come un aeroplano nella fase di decollo.