Quando una coppia deve affrontare un trauma

Vivere un trauma non è una questione puramente individuale, soprattutto quando si vive una relazione stabile di coppia. Infatti, il disagio vissuto dalla persona si riversa nel rapporto con partner,[...]

affrontare DPTS nella coppiaVivere un trauma non è una questione puramente individuale, soprattutto quando si vive una relazione stabile di coppia. Infatti, il disagio vissuto dalla persona si riversa nel rapporto con partner, scuotendolo profondamente.

Successivamente all’11 settembre, Susanne B. Philips ha seguito numerose coppie, molti delle quali composte da pompieri sopravvissuti e dalle loro compagne. Da questa esperienza è stato recentemente pubblicato il testo Healing Together: A Couple’s Guide to Coping with Trauma and Post-traumatic Stress, nel quale l’autrice dà alcune utili indicazioni a quelle coppie che si trovano a dover gestire un Disturbo Post Traumatico da Stress.

Innanzitutto, il DSM IV descrive il Disturbo Post Traumatico da Stress come un disturbo che si sviluppa in seguito l’esposizione ad un fattore traumatico estremo, quale un’aggressione fisica, una violenza sessuale, uno scippo o una rapina, un rapimento, un attacco terroristico, vivere un disastro naturale, subire un incidente automobilistico. Come conseguenza dell’esposizione a tale evento, la persona manifesta specifici sintomi, che qui riassumiamo:

- L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente;

- la persona mantiene un’elevata reattività fisiologica in relazione a fattori che assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico e tende ad evitare in modo persistente gli stimoli associati al trauma;

- posso presentarsi amnesie, una riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività e alla vita quotidiana;

- sovente si presentano sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri, un’affettività ridotta (ad esempio, l’incapacità di provare sentimenti di amore) e sentimenti pessimistici nei confronti del proprio futuro.

- Infine, la persona può avere difficoltà ad addormentarsi e a concentrarsi, può essere ipervigile ed esprimere frequentemente irritabilità o scoppi di collera.

Comprendere che tutto ciò dipende dall’esperienza vissuta e che i comportamenti del partner sono sintomi del profondo disagio che sta vivendo, è uno dei primi passi che permette alla coppia di avvicinarsi e comprendersi. Infatti, il rischio principale è proprio quello di non comprendere i comportamenti dell’altro, di reagire con insofferenza o rabbia di fronte alle sue fragilità e allontanarsi sempre più uno dall’altro. Prima interrompendo la comunicazione, poi allontanandosi sia sul piano affettivo che fisico.

Nel suo libro, la Phillips continua sostenendo l’importanza della gestione della rabbia all’interno della coppia. Io allargherei lo sguardo a tutta la gamma dell’emotività che si può scatenare nelle relazioni di coppia a seguito dell’evento traumatico: l’impotenza, la paura, la disperazione e l’angoscia. Ricondurre tali emozioni all’evento che le ha scatenate è fondamentale per bloccare l’effetto deleterio che ha luogo quando esse non vengo rielaborate: svincolate dal reale contenuto che la ha fatte emergere, le emozioni cercheranno un capro espiatorio, un parafulmine sul quale scatenare la loro dirompente energia.

Un consiglio molto utile è quello di sostenere la coppia nel recuperare l‘intimità e, a tale scopo, ritrovare “un luogo sicuro per la coppia”: un luogo nel quale la coppia ha vissuto momenti felicità, un luogo che racchiude un ricordo bello per entrambi i partner e che può donare loro quel pizzico di serenità per affrontare la difficile situazione.

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