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Madri in silenzio

Il libro della filosofa francese Elisabeth Badinter, Le Conflit, la Femme et la Mère, rianima il dibattito sulla maternità e sul rapporto tra maternità e realizzazione femminile.

madri in silenzio

Il libro della filosofa francese Elisabeth Badinter, Le Conflit, la Femme et la Mère, rianima il dibattito sulla maternità e sul rapporto tra maternità e realizzazione femminile. Nell’intervista che Elisabeth Badinter ha rilasciato a Maria Grazia Meda su D, è possibile leggerne i contenuti. In poche parole, mai perdere l’indipendenza economica, quindi mai lasciare il lavoro per una maternità. Via libera al latte artificiale, inserimento precoce all’asilo nido e baby-sitter.

Punti di vista.

Se è questa la soluzione che rende alcune donne soddisfatte con se stesse in quanto donne e madri, perché non seguire questa strada?
Ma se una donna sente l’esigenza di dedicare tempo e risorse (latte compreso! Per chi avesse ancora dubbi sulla reale utilità dell’allattamento al seno: Protocollo OMS-Unicef e MAMI, Movimento allattamento materno italiano ), perché dovrebbe sentirsi una donna di serie B?

Il fatto è che non c’è ruolo più criticato di quello della madre. Se allatti sei una sottomessa che non si fa valere, se non allatti sei un’egoista che pensa solo a se stessa. Se non rientri subito al lavoro sei una senza aspirazioni; se rientri sei un’incosciente.

Forse dovremmo dire che oggi le donne fanno quello che possono fare. Prendono decisioni in base ai bisogni, loro e altrui, in base alle condizioni economiche e familiari, ecc… Solo raramente sono veramente libere di prendere una decisione in base a quello che vorrebbero veramente. Insicurezza personale? In parte. Ma in parte maggiore per una serie di infiniti motivi che, se analizziamo bene, ci portano a sospendere il giudizio a favore di una maggiore comprensione della realtà che determina le scelte individuali.

Di una cosa la Badinter ha ragione: “l’identità femminile (…) non ha bisogno della maternità per definirsi”. Deve esserci prima, deve prescindere dalla maternità: essere madri non fa diventare donne. Fa diventare, appunto, madri. La donna c’è: con o senza figli. È un costrutto che si deve formare indipendentemente dalla maternità.

Invece, per diventare madre bisogna essere prima figlia: non c’è madre che non sia stata figlia. Ed è su questo rapporto che si instaura il conflitto rispetto alla figura materna: accuse, incomprensioni, rancori che, conservate nello zaino della figlia, si rianimano una volta che questa è diventata madre.

La madre deve trovare una madre nel fare la madre dei suoi figli: sebbene la donna abbia un legame spirituale inalienabile con la sua creatura,nel mondo della Donna selvaggia istintuale, non diventa improvvisamente e da sola una madre temporale perfettamente formata. Nei tempi antichi, le benedizioni dell’archetipo della donna selvaggia arrivavano grazie alle mani e alle parole delle donne che educavano le madri più giovani.

Clarissa Pinkola Estes

E forse è proprio in questa fragilità nel rapporto tra generazioni di figlie e madri che nasce il silenzio che ascoltiamo dalle madri di oggi di fronte a tutte queste critiche che piovono sulle loro teste, da ogni direzione e dai giudizi conditi da ideologismi.