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Dal babyblues all'infanticidio: riflessioni sulla prevenzione

L’assenza di una figura significativa vicina al momento del travaglio e del parto sia associata ad un maggiore rischio di sviluppare il babyblues, mentre avere accanto il partner o un'ostetrica di cui ci si fida sono fattori che proteggono da tale rischio.

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Queste riflessioni nascono a seguito dell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera nel quale viene descritta la proposta della Società Italiana di Ginecologia di applicare il Trattamento Sanitario Obbligatorio alle neo-mamme con rischio di infanticidio.

Sinceramente ho dei dubbi che una neo mamma che manifesta evidenti sintomi di grave depressione o scompensi psicotici non subisca un TSO. Quale medico si prenderebbe la responsabilità di dimetterla e vederla andare a casa insieme al neonato?

Che il TSO divenga, seppur “a domicilio”, un modo per evitare il figlicidio (lo so, parola fuori uso, ma necessaria per distinguerla dall’infanticidio e sottolinearne la fondamentale differenza…) a fronte di una depressione post-partum, mi lascia dubbi ancora maggiori. Non esistono possibilità meno drastiche per prevenire un esito tanto drammatico?

È una logica vecchia quella del controllo e della reclusione a fronte di un disturbo psichiatrico, logica fortunatamente superata in Italia grazie a Basaglia e alla sua legge. Sono parole sbagliate e dannose quelle che associano mamme depresse al TSO. Parole che suggeriscono il disimpegno di fronte al richiamo di una madre disperata, sola e fragile; suggeriscono l’impotenza di quella medicina che vuole giustificare tutto con squilibri ormonali e molecole. Suggeriscono, purtroppo, la mancanza di attenzione nei confronti della maternità: lacuna che interessa mariti e neo-padri, gente comuni, amici, e molti professionisti del settore.

Come sosteneva Oscar Wilde, “con i migliori propositi si fanno i peggiori danni”. Sarà un TSO, o meglio un infermiere 24 ore su 24 che aiuterà la mamma a guardare il proprio figlio senza sentirsi esplodere di dolore e solitudine dentro? Sarà una pratica burocratica con firma congiunta di sindaco e medico che, sancendo l’inadeguatezza di questa madre, la sosterrà nell’affrontare questo nuovo ruolo?

La depressione post-partum nasce da una situazione specifica: diventare madre, con tutte le ansie, le gioie e le preoccupazioni che comporta. una condizione particolare sia da un punto di vista fisiologico e ormonale sia dal punto di vista emotivo e relazionale. Ed è proprio di questo ultimo aspetto che è necessario prendersi cura: la gravidanza e la maternità non riguardano la donna, ma la diade donna-figlio. Una donna con problemi psichiatrici avrà la sua terapia; la depressione legata al diventare madre è una cosa differente, anche se a tratti i sintomi possono essere uguali. È quindi indispensabile che al fine di aiutare madre e figlio l’intervento non diventi un’ulteriore interferenza nel loro rapporto, ulteriore rispetto al disagio psicologico che si è manifestato.

Basaglia ci ha insegnato l’importanza della territorialità, del coinvolgimento sociale come strumento di riabilitazione. Perché il ruolo di madre dev’essere così maltrattato da non meritare una proposta globale, che coinvolga i compagni, l’intera famiglia, la comunità? In Africa dicono che per allevare un figlio ci vuole un’intera tribù.

Esistono esperienze positive, in ambito psichiatrico, ad esempio, relative alla creazione di reti sociali naturali intorno ai pazienti, ossia la formazione di persone vicine (vicinato, amici, colleghi, ecc.), chiamati “facilitatori”, che permettono di superare l’isolamento e danno un supporto concreto alla persona, nonché un sostegno affettivo. Progetto economico e con riscontro positivo. La presenza di madri, amiche, puericultrici è un sostegno fondamentale per le puerpere, che le aiuta a riappropriarsi di quella sicurezza e serenità per affrontare il proprio ruolo materno, superando falsi miti sulla maternità e aspettative inutili.

Sono oramai molte le ricerche che evidenziano come l’assenza di una figura significativa vicina al momento del travaglio e del parto sia associata ad un maggiore rischio di sviluppare il babyblues, mentre avere accanto il partner o un’ostetrica di cui ci si fida sono fattori che proteggono da tale rischio.