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Speciale New Moon: "Vampiri sexy e impossibili"

Anche oggi la guida di Supereva “Hollywood Life” vi porta a conoscere i giudizi della critica su New Moon. E’ il turno questa volta di Valerio Caprara, giornalista cinematografico del[...]

Robert Pattinson e Kristen Stewart
Anche oggi la guida di Supereva “Hollywood Life” vi porta a conoscere i giudizi della critica su New Moon. E’ il turno questa volta di Valerio Caprara, giornalista cinematografico del quotidiano Il mattino. Il titolo del pezzo scritto da Caprara farà divertire molte delle fan: “Quei vampiri sexy e impossibili”. Ecco un estratto dell’articolo tratto da Mymovies:

Al critico le folle al cinema piacciono. Perciò è vietato ipotizzare nel suo approccio i consueti e molesti segnali del moralismo cipiglioso o del fanatismo anti-industriale. Parliamo, però, di «New Moon» e non del culto dell’intera saga: alla quale, del resto, sappiamo che sono dedicati un mare di libri, trionfalmente capeggiati niente di meno che dall’antologico «La filosofia di Twilight - I vampiri e la ricerca dell’immortalità» (Fazi Editore). Accertato che non è questa la sede per soppesare ponderosi saggi dal titolo «Il superpotere della compassione», «Mordere o non mordere» o «Spazio, tempo e ontologia dei vampiri», è chiaro che non è il caso di prendere sottogamba lo strenuo bisogno di neo-romanticismo che la furba e dotata Stephenie Meyer ha profuso nel prodotto a vagonate. La delusione non riguarda, così, il dna del fenomeno globale, bensì l’unità e la tenuta del secondo capitolo dall’altroieri nelle sale, alla cui comprensione, tra l’altro, si può aspirare solo se si conoscono già temi e personaggi principali. Pronti, via e lo spettatore si ritrova, infatti, ai piedi della deliziosa liceale diciottenne Bella, dell’adorato fidanzato-vampiro Edward e del migliore amico Jacob Black: dopo una festicciola di compleanno precipitata nell’angoscia a causa di una piccola ferita procuratasi dalla ragazza, Edward decide che non può più permettersi di esporla ai propri irrefrenabili impulsi sanguinari e parte per sempre. Desolata dal crudele auto-esilio, l’eroina aperta, onesta e vulnerabile pratica visioni evocatrici, sfida la morte e si rifugia nell’amicizia di Jacob prima di scoprire, ahimé, che si tratta di un licantropo nemico giurato dei vampiri… Certi passaggi figurativi e certe incarnazioni animalesche del film possono risultare all’altezza delle sue ambizioni ipnotizzanti: basti pensare alla trovata del branco degli uomini-lupo che squarciano l’inquadratura con lo slancio degli incubi catartici o alle locations italo-toscane di ovvia eppure possente fotogenia. In generale, però, il mestierante Chris Weitz, subentrato alla pioniera Catherine Hardwicke, non ha altra idea del potere della fantasia che quella coincidente col kitsch più consolatorio e patinato. Gli attori, tutti bellissimi, fanno a gara nel non concedere un briciolo di calore alle loro performances ed è strano (o forse chiarissimo) come possano identificarvisi milioni di teenager investiti nella realtà da scariche fisiche ed emotive urgenti e incalzanti. Prima che gli opinionisti possano metterci sopra le mani, spiegandoci che si tratta di metafora sul diffuso bisogno di estasi romantica post-razionale, si dovrebbe pretendere che i dialoghi siano meno melensi e il ritmo meno ingolfato, che il riferimento a Romeo e Giulietta acquisti un tono più smaliziato o che l’accompagnamento sonoro non faccia il verso ai videoclip. Il cattivo esempio di Harry Potter ha fatto sì che le sublimi perlustrazioni della settima arte nei territori tenebrosi cari a Dracula, si siano trasformate nell’ennesima parafrasi della Bella e la Bestia: dove, peraltro, persino l’omonimo capolavoro della Disney osava adombrare un pizzico in più di sesso, droga e rock’n roll.

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