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Avatar - Il film dell'anno visto da De Cataldo: "Pandora pianeta mistico, film fantasmagorico"

Prosegue il viaggio di Hollywood Life all’interno di Avatar. Ha battuto ogni record di incasso, i media non fanno che parlarne da mesi. Ma come hanno visto Avatar i critici italiani? Hollywood Life[...]

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Prosegue il viaggio di Hollywood Life all’interno di Avatar. Ha battuto ogni record di incasso, i media non fanno che parlarne da mesi. Ma come hanno visto Avatar i critici italiani? Hollywood Life vi propone uno Speciale Avatar, nel quale ritroverete i commenti e le opinioni dei maggiori critici cinematografici made in Italy. Dopo avervi proposto l’opinione della giornalista Mariuccia Ciotta, eccovi l’analisi di Avatar di Giancarlo De Cataldo, apparsa sul Messagero. Il pezzo è pubblicato da Mymovies, noi ve ne proponiamo un estratto:

“Quando gli uomini abbandonano la retta via e il Male prende il sopravvento, un dio scende sulla terra per rimettere le cose a posto. Ma siccome gli uomini, anche i migliori, non potrebbero sopravvivere alla visione della divinità, ecco che la divinità, per manifestarsi, assume una forma fisica che l’uomo può riconoscere. E questo è avatar: la Discesa. Jack Sully, nel fantasmagorico film di James Cameron, è l’avatar predestinato a riportare la pace nel sensibile e mistico pianeta Pandora, oggetto delle brame di una spietata multinazionale terrestre. E’ solo uno dei miti indiani citati nel film: i nativi di Pandora hanno la pelle blu, come Khrisna, il più famoso avatar, e Jack Sully guida il suo nuovo popolo alla battaglia finale cavalcando un immenso uccello dagli artigli d’aquila che ricorda Garuda, animale sacro al dio Vishnu. Nello stesso tempo, come ben sanno milioni di contemporanei utenti della “rete”, avatar è anche la proiezione, nel regno del virtuale, di un’identità fisica alternativa: il doppio che è, nello stesso tempo, sintesi di sogno, utopia, possibilità di rinascita, opportunità di cambiamento. In questo senso, il Jack Sully di Cameron è un avatar classico, tradizionale, ma anche moderno: nel suo mondo di appartenenza è un marine paralitico, “dall’altra parte”, su Pandora, un magnifico guerriero; qui un leale servitore della multinazionale rapinatrice, di là prima un traditore, poi un eroe. [..] Completa il quadro un’iconografia dichiaratamente new-age, fatta di corpi filiformi e asessuati, culto della Dea Madre, comunione organica fra tutti gli esseri viventi del pianeta. Come dire: carichi di sensi di colpa per i danni arrecati in passato, in un momento di crisi, per scongiurare nuove sciagure, ci aggrappiamo alla saggezza degli antichi. La nuova sfida di Hollywood sta dunque in questa domanda di fondo: ci salverà dalla catastrofe un’inedita alleanza fra progressismo e misticismo? A giudicare dai risultati di Copenaghen si direbbe proprio di no. Ma perché disperare? Dopo tutto, chi l’ha detto che il lieto fine esiste solo al cinema? “

*** TUTTE LE RECENSIONI NELLO SPECIALE AVATAR DI HOLLYWOOD LIFE ***

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