Questo sito contribuisce alla audience di

Avatar - Il film dell'anno visto da Ciotta: "Seconda Genesi"

Ha battuto ogni record di incasso, i media non fanno che parlarne da mesi. E’ Avatar, il ritorno alla regia di James Cameron a più di dieci anni dal trionfo di Titanic. Ma come hanno visto Avatar i[...]

AVATAR
Ha battuto ogni record di incasso, i media non fanno che parlarne da mesi. E’ Avatar, il ritorno alla regia di James Cameron a più di dieci anni dal trionfo di Titanic. Ma come hanno visto Avatar i critici italiani? Hollywood Life vi propone uno Speciale Avatar, nel quale ritroverete i commenti e le opinioni dei maggiori critici cinematografici made in Italy. Si parte con l’interessantissimo pezzo di Mariuccia Ciotta del Manifesto, che entra nella psicologia tecnologica del gioiello di Cameron. Tutta la recensione la trovate su Mymovies. Eccone un estatto:

“Benvenuti a Pandora, mondo nuovo dove le montagne fluttuano, effetto Magritte e Miyazaki, anno 2154, più che un «paradiso terrestre», una terra promessa per un pianeta che si è autodivorato. Avatar è una seconda Genesi piuttosto che la contrapposizione tra l’isola dell’armonia, del «buon selvaggio, e la civiltà atrofizzata dalle macchine. Non c’è paradosso in un film che esibisce la massima potenza tecnologica e contemporaneamente prende le parti di un universo «primitivo»: la luna della costellazione Alfa Centauri è un luogo post-umano, sapiente sintesi di corpo e mente, rete neurale che interconnette la vita. Il panteismo new age, sconvolgente per i devoti, è solo un’apparenza, i filamenti luminescenti dell’«albero sacro» del popolo Na’vi equivalgono a un sistema nervoso collettivo, la conoscenza che corre su cavi elettronici. Avatar corrisponde alla sua ambizione trans-epocale, è la forma stessa della fusione tra analogico e digitale, si costituisce come superamento dell’uno e dell’altro, è un pianeta-film ibrido per corpi ibridi. Né umani né alieni. La forza di gravità del kolossal di James Cameron ha già attratto milioni di abitanti virtuali, spettatori sull’orlo del suicidio pur di dematerializzarsi e assumere il Dna degli abitanti di Pandora. Il successo del film dice la follia politico-esistenziale degli orfani di questa Terra, e il radicale e spasmodico desiderio di cambiare mondo, se il nostro non è più riformabile. [..] La tridimensionalità del film crea una spazialità da vertigine, ma non è il cielo, è l’acqua che avvolge lo sguardo, Pandora è Atlantide, un pianeta liquido, abissale come il cinema di James Cameron, sempre attratto dalle profondità oceaniche di Titanic. E se nel kolossal di tutti i tempi (mai battuto al box office, forse da Avatar), diretto 12 anni fa dal regista, si affondava con tutto il bagaglio del vecchio mondo, qui si rinasce nelle sembianze disumane di Jake Sully. La «performance capture» (sensori applicati al volto e al corpo) permette agli attori di recitare come a teatro e mantenere gesti ed emozioni nella figura trasfigurata dell’avatar, i lineamenti traspaiono sotto la pelle translucida e così Sigourney Weaver, la dottoressa a capo del dipartimento «seduci-l’alieno non ammazzarlo», può esprimere piacere e dolore nella fusione terminale con l’«albero sacro». “

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • markus.p

    30 Jan 2010 - 01:35 - #1
    0 punti
    Up Down

    UN BRIVIDO PER LA MENTE.
    UN EMOZIONE PER L’ANIMA.

    MAGNIFICO. SPLENDIDO.

    Non ci sono altre parole per descrivere più che il film, le sensazioni di estremo coinvolgimento che si provano.

Ultimi interventi

Vedi tutti