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Speciale New Moon: "Allupati succhiasangue"

Anche oggi la guida di Supereva “Hollywood Life” vi porta a conoscere i giudizi della critica su New Moon. E’ il turno questa volta di Boris Sollazzo, giornalista del quotidiano[...]

Robert Pattinson e Kristen Stewart
Anche oggi la guida di Supereva “Hollywood Life” vi porta a conoscere i giudizi della critica su New Moon. E’ il turno questa volta di Boris Sollazzo, giornalista del quotidiano Liberazione. Sollazzo cerca di entrare nel dorato mondo della saga Twilight, analizzando cosa ha fatto impazzire milioni di teenager. Ecco un estratto dell’articolo tratto da Mymovies:

«Pensa a Romeo che ha ucciso il suo amore per pura stupidità. Ma una cosa, comunque, gliela invidio: il suicidio». Frase tra le migliori (sic) del sequel migliore dell’anno, riassunto della ricetta perfetta per il box-office: prendi vampiri belli e dannati, o almeno che si credano tali, mettici tanto (troppo) Shakespeare, e avrai Twilight , la miniera d’oro della letteratura per adolescenti, il fratello minore, ma neanche tanto, dell’accoppiata Rowling- Harry Potter . Stephenie Meyer di copie ne ha vendute “solo” due milioni e mezzo in Italia e 53 milioni nel mondo, per ora si è limitata a un poker di volumi (dopo Twilight , New Moon , Eclipse e Breaking Dawn ) e ha solleticato le fantasie, soprattutto sessuali, di una generazione che definire solo “Emo” è davvero riduttivo. Seppure i nostri protagonisti, Robert Pattinson e Kristen Stewart sono di un pallore inquietante, nel mondo di Twilight c’è molto altro. Lo racconta bene, per i più curiosi, “La filosofia di Twilight” (di William Irwin, edito da Fazi), interessante viaggio in questo miracolo commerciale, generazionale e letterario.
Il successo e la complessità della saga è nell’intensità e nella molteplicità di emozioni e simboli che trascina con sé: gli uomini, anzi i ragazzi, qui si sentono dannati dai loro bisogni primari. Ne sentono il peso, pur essendo praticamente irreprensibili e avendo persino desideri borghesi e rassicuranti come il matrimonio (sono molto più profondi e altruisti di chi un’anima e magari una religione ce l’ha: qui, e la cosa è interessante, non ci sono croci e simili a combattere i succhiasangue), si consumano nel desiderio di una donna che, anche quand’è costretta a subire una decisione altrui, non perde mai la sua indipendenza. Definirla un’eroina femminista forse è troppo, ma di sicuro Bella è il sesso forte nel racconto d’amore e morte della Meyer, fin da quel desiderio d’immortalità contro tutto e tutti. Peccato, quindi, che Twilight: New Moon , nella sua versione cinematografica, sia una delusione cocente. Se già il libro aveva perso lo smalto del primo capitolo, qui il passaggio di consegne alla regia dall’ottima Catherine Hardwicke al mestierante Chris Weitz è davvero traumatico. Due ore e dieci minuti di noia imbarazzante, nonostante l’aggiunta dei giovani allupati mannari.

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