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Spie in azione sui social network

I social network sono lo specchio dell’anima. Almeno per la maggioranza delle persone in ogni angolo di mondo. Prima di essere assunti, i potenziali datori di lavoro fanno fare approfondite ricerche[...]

I social network sono lo specchio dell’anima. Almeno per la maggioranza delle persone in ogni angolo di mondo. Prima di essere assunti, i potenziali datori di lavoro fanno fare approfondite ricerche su internet. E coloro che sono gia’ dipendenti, sono spesso e volentieri “monitorati” sulle proprie attivita’ online da parte di chi paga loro lo stipendio. Tutte cose gia’ risapute, anche se, spesso, dimenticate. I consigli sono sempre gli stessi: se proprio volete usare nome e cognome reali, non mettete altri dati identificativi o, perlomeno, metteteli leggermente divergenti dalla realta’. Non postate foto, video, testi che in qualche modo possano danneggiarvi nel presente o nel futuro. Ma ora, oltre a richieste di “amicizia” da parte di chi ci controlla per presunti fini aziendali, si puo’ incappare anche in aspiranti “amici” che in realta’ sono vere e proprie spie. La notizie viene dagli Usa, dove e’ stato scoperto un documento riservato di 35 pagine dell’Fbi su come utilizzare i social network per indagini di ogni genere. Facebook quindi, ma anche Twitter, Linkedin, MySpace ed altre piattaforme. A rivelare al mondo l’esistenza di queste linee guida per agenti segreti del Dipartimento di giustizia Usa, e’ stato l’Electronic Frontier Foundation (Eff) grazie alla legge statunitense sulla liberta’ di informazione, il Freedom of Information Act. In pratica, gli agenti dell’Fbi creano profili falsi con i quali tentano (e quasi sempre ci riescono) di diventare amici virtuali delle persone sospette o comunque sotto osservazione. In questo modo, possono analizzare a fondo tutto il profilo e anche analizzare la rete delle persone che fanno parte della cerchia d’amici. Sotto la lente d’ingrandimento passano cosi’ tutte le attivita’ dei sospettati. Una foto o un cinquettio, ad esempio, potrebbero confermare o smentire degli alibi. Le associazioni americane per i diritti civili sono gia’ scese sul piede di guerra, ma i portavoce dell’organizzazione governativa hanno precisato che le investigazioni in incognito all’interno di social network e’ una pratica legalmente riconosciuta…