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La febbre della condivisione

Il rispetto della propria privacy e’ sempre piu’ traballante di fronte alle azioni che noi italiani compiamo sui social network. Vogliamo far sapere quale film abbiamo visto, che libro abbiamo[...]

Il rispetto della propria privacy e’ sempre piu’ traballante di fronte alle azioni che noi italiani compiamo sui social network. Vogliamo far sapere quale film abbiamo visto, che libro abbiamo letto, dove siamo stati, chi abbiamo visto e via di questo passo. Ma, soprattutto, vogliamo sapere che cosa hanno fatto gli altri, quelli che abbiamo come “amici” sul nostro spazio personale. Tutte queste azioni, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono per sempre (almeno fino a quando i server le avranno in memoria) perche’ i siti ne diventano proprietari grazie al contratto che firmiamo, ad esempio, con Facebook, sito che, ormai, deve gestire i dati di quasi mezzo miliardo di utenti. Ci sono anche altri siti che stanno crescendo, molti di loro si avviano gia’ al milione d’iscritti. Fra questi, Hyves (social network olandese molto cool), Blippy (cosa stanno acquistando i tuoi amici?), Swipely (che promette di fornire un servizio simile a quello di Blippy), Skimble (per seguire e condividere le attivita’ sportive), Foursquare (dove tutti raccontano dove si trovano o dove stanno andando, facendo la fortuna di coloro che preferiscono svaligiare abitazioni quando sono vuote), GoWalla (diretto concorrente di Foursquare) e Plyce (”the location-based social network” ovvero l’ultima frontiera della condivisione). Si tratta di siti che basano la loro esistenza sul concetto che la gente e’ convinta che tutte le informazioni debbano essere condivise. Che condividere i propri interessi faccia sentirsi importanti. Senza mettere in conto le possibili ripercussioni (spesso pesanti) sulla propria vita professionale, su quella sentimentale e su quella pratica di ogni giorno…