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Se sono gli utenti che rinunciano alla privacy...

La privacy questa (s)conosciuta. Soprattutto per la maggioranza di coloro che utilizzano un account su Facebook. Molto deriva da quella sensazione, del tutto falsa, di gestire uno spazio personale e non[...]

La privacy questa (s)conosciuta. Soprattutto per la maggioranza di coloro che utilizzano un account su Facebook. Molto deriva da quella sensazione, del tutto falsa, di gestire uno spazio personale e non un sito web pubblico. Inoltre, molti utenti non si curano molto delle impostazioni per la tutela del loro dati, d’altronde il sito fondato da Mark Zuckerberg chiede all’ingresso nome, cognome, email, genere e data di nascita. E si tratta di dati obbligatori secondo il contratto che si firma quando si apre un account sul “libro delle facce”. Certo, molti utilizzano dati di fantasia, ma sono un’esigua minoranza. E poi, va considerato, che il divertimento di essere presenti su Facebook, sta tutto nel ritrovare amici, conoscenti, vecchie fiamme e nel fare nuove amicizie. Uno studio Consumer Reports rivela che la privacy online e’ la cenerentola delle piattaforme sociali. Tutto viene lasciato in bella vista perche’ regna la disinformazione. Ecco perche’ alcuni senatori americani hanno scritto una lettera a Facebook per chiedere una maggiore tutela della riservatezza dopo svariate segnalazioni di “sfortunati” casi derivati da ingenue gestioni della propria privacy. Dato che spesso i dati pubblicati sul proprio profilo sono sufficienti per dare precise indicazioni su dove si abita, c’e', ad esempio, chi si e’ visto svaligiare l’appartamento perche’ aveva scritto sulla bacheca che andava in vacanza o al ristorante. C’e’ chi ha avuto problemi con la carta di credito. Chi ha subito stalking. E via di questo passo. Il report di Consumer Reports rivela che ben 1,7 milioni di utenti hanno subito il furto della loro identita’. Che il 40% degli utenti mette online la propria data di nascita, reale e completa. Che il 45% ha postato immagini dei propri familiari (figli soprattutto). Che l’8% ha pubblicato l’indirizzo fisico. Che il 3% rivela quotidianamente le proprie abitudini comprese le ferie…