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Pubblicita' e corpi femminili

E’ risaputo, che talvolta la pubblicita’ tenda a mercificare il corpo della donna. Negli ultimi vent’anni, questa tendenza sembra essersi affermata in diversi settori merceologici. A[...]

E’ risaputo, che talvolta la pubblicita’ tenda a mercificare il corpo della donna. Negli ultimi vent’anni, questa tendenza sembra essersi affermata in diversi settori merceologici. A partire dalla moda fino ai prodotti industriali come, ad esempio, i collanti. Le donne, sempre piu’ giovani e carine, in alcuni casi, pare vengano addirittura incoraggiate dai loro genitori a sfruttare il loro corpo. Certo, non tutti si comportano in questo modo, ma la condanna morale pare sia scesa ai minimi storici, in particolare in Italia. In questo video viene presentata una raccolta fotografica su come si sia evoluta (o, forse, involuta) in appena quattro lustri, la mega cartellonistica stradale. Ad effettuare gli scatti nell’arco, appunto di due decenni, e’ stato Ico Gasparri. E questo video e’ frutto dell’intraprendenza di una casa di produzione specializzata in docu-reality, documentari e format artistici per i nuovi media e la televisione che e’ stata chiamata “Non chiederci la parola” in onore di una poesia del premio Nobel, Eugenio Montale. Cio’ che si prefigge quest’innovativa casa di produzione e’ di “raccontare il mondo attraverso gli occhi delle donne con autenticita’, ironia e leggerezza”. Fra le sue ultime iniziative ci sono dei video strutturati come “serie web” intitolati “La Reclame” e nati per difendere il corpo femminile dalle pubblicita’ che lo sfruttano. Per segnalare pubblicita’ che usano impropriamente il corpo femminile ci si puo’ mettere in contatto con “Non chiederci la parola”, cliccando qui…