
La recensione del concerto alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica del 21 luglio 2009
In prima assoluta ha debuttato alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica - nell’ambito della rassegna “Luglio suona bene” - “Canzoni impopolari”, il concerto di Ascanio Celestini.
Con lui sul palco Roberto Boarini al violoncello, Gianluca Casadei alla fisarmonica, Matteo D’Agostino alla chitarra, Luca Caponi alla batteria; sono gli stessi musicisti con cui ha inciso l’album “Parole Sante” (Radiofandango) con cui ha vinto il “Premio Ciampi 2007” come migliore debutto discografico.
Dal teatro di narrazione – di cui Celestini è un emblema – alla “canzone di narrazione”. Lo spettacolo all’Auditorium è composto da monologhi che camminano sul blues, sul rock, sulle ballate oppure canzoni d’autore che sanno di Gaber, Lolli, De André, Rino Gaetano…
I bis si aprono inaspettatamente con uno strumentale della sua band E scopriamo così che c’è anche una terza via: teatro, canzone e “musica di narrazione”.
“La canzone per me – ha spiegato in varie occasioni Celestini - è letteratura. Credo che al di sopra dei mezzi esista un solo linguaggio che è fatto di letteratura. Una letteratura che si dà nella scrittura e nell’oralità ma che soprattutto procede dall’esperienza e torna nell’esperienza. Con la canzone puoi raccontare una storia senza la complessità della drammaturgia: non servono né un luogo, né un dialogo, né un’azione. Basta anche solo un meccanismo”.
E il meccanismo è lui, statico al centro del palco, avvolto dal suono travolgente dei musicisti, a proporre un fiume di parole musicate.
Brani “impopolari”: storie cantate e canzoni dette in musica, sarcastiche, amare, tragicomiche. Quello narrato, cantato, gridato al megafono, è il ciclo dei vinti alla Celestini.
Gli “impopolari” sono gli sconfitti della vita: i meridionali, gli extracomunitari, i matti, i partigiani, le vittime di Nassiriya, i sedicenni con i loro sogni, i comunisti. Praticamente sono sconfitti tutto il popolo, la rivoluzione, l’ecologia… sì, tutti impopolari e archiviati.
E’ popolare invece chi lancia il sasso e “mostra” la mano: benvenuti nel “Paese di monnezza”.
Gaetano Menna

Claudio Costantino








