Roma, 20 novembre 2009, ore 15,00
TEATRO DEL CARCERE DI REBIBBIA
Via Majetti, 70
DALLA CITTÀ DOLENTE
Colpa, pena e liberazione
attraverso le visioni dell’ Inferno di Dante
con
COSIMO REGA, HUMBERTO T. SALAZAR
ALFREDO RAMIREZ , ALBERTO TOFANI
GIOVANNI ARCURI, LEONARDO LIGORIO
GENNARO APREA , ANTONIO GIANNONE
GIANCARLO PORCACCHIA, GIANCARLO POLIFRONI
SALVATORE PELLE , ANTONIO DI SUMMA
ANTONIO FRASCA,ANTONIO BUMBACA
FIILIPPO GIBILRAS, VINCENZO GALLO
GIORGIO SALE, VINCENZO PAOLO GALLO
RAFFAELE PETRAZZUOLO, FRANCESCO CARUSONE
NUNZIO DE FALCO, RAFFAELE RESCIGNO
IGOR PENDIUC,PETROV PAPUSCI
musiche di scena
FRANCO MORETTI
testo e regia
FABIO CAVALLI
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL 13 NOVEMBRE
SEGRETERIA CENTRO STUDI E.M.SALERNO
06 9079216 – 90169196 . laribalta@tiscali.it
Un bell’esempio di “teatro sociale”, che entra nelle carceri, fatto dai detenuti. Significativo il nome “Compagnia dei liberi artisti associati”, perché le persone si possono imprigionare ma il teatro è e resta libero.
La Compagnia dei Liberi Artisti Associati affronta l’Inferno di Dante, riproponendo lo spettacolo “Dalla Città Dolente” al Teatro di Rebibbi il prossimo 20 novembre per una replica straordinaria, alla presenza del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Franco Jonta.Lo spettacolo ha meritato il Premio “Anima” 2009 – Sezione Teatro, consegnato in Campidoglio lo scorso 13 luglio.
L’Inferno assomiglia alla descrizione di un antico carcere. I suoi Canti sono carichi di orrore e condanna per le crudeltà umane, ma anche di pietà per gli sconfitti, di sdegno per le vergogne dei potenti e dei loro servi.
La società contemporanea è ancora permeata dalla visione antica del carcere come luogo di espiazione. La Costituzione e il nuovo Diritto Penale rovesciano quest’idea: se il carcere deve esistere, almeno sia il luogo dove si offre una nuova opportunità a chi ha sbagliato.
Scuola e Formazione, Lavoro e Letteratura, Arti e Teatro sono i termini e i contenuti della grande riforma possibile della Pena.
Dalla disperazione dell’Inferno, Dante esce infine “a riveder le stelle”. Dalle nostre “città dolenti”, attraverso la voce degli interpreti detenuti, capaci di appropriarsi della Commedia anche grazie a libere declinazioni dialettali del testo “fiorentino”, emerge una visione diversa del carcere: un percorso nuovo e difficile, poetico ed etico, a tratti comico, attraverso la caduta, la pena, il riscatto.

Claudio Costantino








