Questo sito contribuisce alla audience di

Tutti figli del dio della carneficina

"Il dio della carneficina" al Teatro Eliseo fino al 10 gennaio 2010. Emergono realtà non dette, sentimenti nascosti. Anche chi guarda alla vita con rassegnazione si ribella. Volano papaveri colorati per aria, si litiga, si lancia il cellulare nel vaso ricolmo di acqua. Il dio della carneficina è lì, tra quei quattro personaggi, sul palcoscenico. Sembra incitarli alla cattiveria, a dare il peggio di se stessi. La recensione


“Il dio della carneficina” al Teatro Eliseo fino al 10 gennaio 2010
La recensione

Il sipario è aperto. Al centro del palcoscenico un salottino circolare, collocato su una piattaforma rialzata. Una stanza sospesa accoglie gli spettatori.
E poi il buio. Entrano i quattro attori: Alessio Boni, Silvio Orlando, Anna Bonaiuto e Michela Cescon. Sono fermi, immobili. Figure plastiche.

Ognuno prende il suo posto. Ne “Il Dio della carneficina,” tragi-commedia di Yasmina Reza diretta da Roberto Ando’, protagoniste sono due coppie di genitori che si incontrano per parlare dei loro figli e dei rispettivi comportamenti (l’ uno ha messo le mani sull’ altro, spaccandogli due denti).
Inizialmente si assiste ad una conversazione tranquilla, dai toni pacati. Sono quattro persone che civilmente parlano tra di loro.

Alle parole si alternano pause silenziose di pochi secondi, momenti imbarazzanti che sembrano ore interminabili e divertono gli spettatori.
Si parla del più e del meno rispettando atteggiamenti cortesi e ospitali.

Poi la conversazione si accende. I toni si infervorano. Il salotto diviene un ring.
Si confrontano e scontrano visioni differenti della vita e del modo di comportarsi a questo mondo.
C’ è chi difende a tutti i costi l’ etica ed i comportamenti retti in una società civile e chi difende il dio della carneficina: il diritto alla violenza, all’ uso della forza, fedeli ad una concezione di memoria hobbesiana secondo cui “homo homini lupus”.
E così una pacifica conversazione diventa una vera e propria rissa. Forse anche per qualche bicchierino di troppo, tutti perdono il controllo di loro stessi finendo per sfogarsi ma anche per rivelarsi veramente.

Emergono realtà non dette, sentimenti nascosti. Anche chi guarda alla vita con rassegnazione si ribella. Volano papaveri colorati per aria, si litiga, si lancia il cellulare nel vaso ricolmo di acqua. Il dio della carneficina è lì, tra quei quattro personaggi, sul palcoscenico. Sembra incitarli alla cattiveria, a dare il peggio di sé.

Un cast di grande caratura che sa alzare i toni, passare dalla tranquillità alla tempesta. Un testo di spessore, pluripremiato e di grande attualità che fa riflettere sui modelli sociali, su razionalità e istinto, su moderazione e follia.

Si accende e spegne il phon nella convinzione che si possa asciugare tutto (perfino quel cellulare immerso nell’ acqua) e che magari si possa ancora rimediare.

Bastasse un colpo di phon a scacciare il dio della carneficina…

Monica Menna

Le categorie della guida