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Al Ghione, Dante vs Albertazzi

Dante vs Albertazzi... una bella sfida, non c'è che dire, quella tra il divin poeta ed il terren mattatore. Il primo con il suo amore etereo per Beatrice, l'altro con il suo amore adolescenziale e altrettanto irraggiungibile per la sua professoressa di materie letterarie delle medie. "Dante legge Albertazzi", con Giorgio Albertazzi, è in scena al Teatro Ghione di Roma fino al 21 febbraio 2010. La recensione della prima


“Dante legge Albertazzi”. la recensione della prima
In scena al Teatro Ghione fino al 21 febbraio 2010

Dante Alighieri vs Giorgio Albertazzi… una bella sfida, non c’è che dire, quella intrapresa tra il divin poeta ed il terren mattatore al Teatro Ghione (nella rappresentazione “Dante legge Albertazzi“, in scena fino al 21 febbraio 2010). Il primo con il suo amore etereo per Beatrice, l’altro con il suo amore adolescenziale e altrettanto irraggiungibile per la sua professoressa di materie letterarie delle medie. Si chiamava Cinita (interpretata ottimamente da Ilaria Genatiempo) ed era bella, carnale, evanescente. Sul palcoscenico danza dietro i veli.

E’ il sogno, il sospiro, il desiderio… e emerge la corporeità, c’è la bellezza della donna.

Dante vs Albertazzi. Indiscutibilmente vince il primo quando l’attore - sul tappeto percussivo creato da Armando Sciommer - declama i suoi versi, dandogli musicalità e ritmo, leggerezza e veemenza.
Gli applausi irrefrenabili della platea sanciscono la vittoria indiscussa. Ma il racconto di Albertazzi sulla sua Beatrice in rosso (palpiti, sirene ammalianti, un bacio sulla fronte) prosegue parallelo a quello dell’amore dantesco, anzi interconnesso, favorito dai versi del poeta immortale.

Cita gli aneddoti di Flaiano, recita i versi di Eliot. E Albertazzi giunge infine all’ epilogo del racconto quando, ormai adulto, va a trovare la sua professoressa di un tempo, che è diventata tossicomane. L’attore si trova così al cospetto del Paradiso (artificiale) della sua amata, ora vestita di bianco, che è stata guida e lume dell’adolescenza e della vita. I suoi occhi che si specchiano negli “occhi belli” per l’ultima volta.

Declama i versi alla presenza di questo amore spettrale.
Dante vs Albertazzi… inaspettatamente quest’ultima sfida la vince l’attore.

Ci vengono in mente le parole di Eliot (dei saggi critici The Sacred Wood): “… abbiamo bisogno di un occhio capace di vedere il passato al suo posto e con le sue precise differenze, eppure vederlo così vivo da esserci presente come il presente stesso. Questo è l’occhio creativo …”

Nel turbinio degli applausi, Albertazzi recita “Quant’è bella giovinezza” di Lorenzo De’ Medici. E, accomiatandosi, rivela una notizia clamorosa: “La vecchiaia non esiste“.
Grazie Giorgio per avercelo fatto scoprire.

Monica Menna

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