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Erri De Luca e Gian Maria Testa: alberi che camminano all'Auditorium

Lo scrittore ed il cantautore … due coppe di vino sul tavolino tra di loro, le chitarre ed è subito atmosfera familiare all’Auditorium Parco della Musica di Roma dove, per la rassegna “Dialoghi“, il 16 aprile 2010 hanno proposto il loro nuovo spettacolo “Che storia è questa“. La recensione

Erri De Luca e Gian Maria Testa in concerto. La recensione
All’Auditorium Parco della Musica di Roma il 16 aprile 2010

Erri De Luca e Gian Maria Testa, Lo scrittore ed il cantautore … due coppe di vino sul tavolino tra di loro, le chitarre ed è subito atmosfera familiare all’Auditorium Parco della Musica di Roma dove, per la rassegna “Dialoghi“, il 16 aprile hanno proposto il loro nuovo spettacolo “Che storia è questa“.

Erri in apertura cita il Vangelo di Marco e la guarigione non istantanea ma a tappe del cieco di Betsaida, che inizialmente vede gli uomini come alberi che camminano. Allora Cristo impose di nuovo le mani e completò l’opera. Ma - dice lo scrittore napoletano - gli è rimasta impressa questa immagine forte. Ecco, un albero che cammina per lui è Gino Strada di Emergency.

Si parte dall’attualità per questa serata tra chiacchiere tra amici, lettura di brani e canzoni.
L’uno parla, l’altro canta, ma a volte si invertono i ruoli.

Si parla e canta di migrazioni (quelle di oggi, quelle di ieri che ci riguardavano), con la suggestiva canzone “Seminatori di grano” di Gian Maria Testa (”sono arrivati che faceva giorno/ uomini e donne all’altipiano/ col passo lento, silenzioso, accorto/ dei seminatori di grano/ e hanno cercato quello che non c’era/ fra la discarica e la ferrovia/ e hanno cercato quello che non c’era/ dietro i binocoli della polizia“). Ma anche con “Lacrime napuletane” cantata dallo scrittore.

E ancora ricordando “Da questa parte del mare”, il concept album del cantautore totalmente dedicato al tema delle migrazioni moderne, una riflessione poetica, aperta e senza demagogia sugli enormi movimenti di popoli che attraversano questi nostri anni. E non manca l’elegio della diversità (la poesia di Erri “Due” che recita “Quando saremo due nessuno sarà uno/ uno sarà l´eguale di nessuno/e l´unità consisterà nel due…Quando saremo due/ cambierà nome pure l´universo/diventerà diverso“).

Si ricorda l’eroe non eroe Chisciotte sempre invincibile forse proprio perché così vulnerabile. “Invincibile – dice Erri – non è chi sempre vince, ma chi mai si fa sbaragliare dalle sconfitte, chi mai rinuncia a battersi di nuovo”.

C’è “l’elogio dei piedi” di Erri (”Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo… Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte“).

Si racconta e si scherza, sul tabagismo del cantante e sulla passione per l’aglio dello scrittore. Tutto è semplice e comunicativo in questo incontro tra vecchi amici che hanno una scaletta della serata che, puntualmente, non rispettano.

Il 16 marzo sarebbe ricorso l’ottantesimo compleanno di Izet Sarajlic, il poeta jugoslavo più amato ed i nostri due non hanno mancato di ricordarlo (”Amo - dice Erri - è un verbo che è stato la sua sola bandiera e ha sventolato sul bavero della sua giacca per una vita intera. Da lui imparo di nuovo a dire amo…“)

Uno spettacolo semplice che diventa un grandissimo successo, con la voce calda, rauca e coinvolgente di Gian Maria, con la voce appassionata e ironica di Erri. Ricordando la citazione evangelica meritano, a nostro avviso, di essere anche loro qualificati come “alberi che camminano”.

Gaetano Menna

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