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La donna ragno tesse la tela complicata dell'essere

Ottima la performance della talentuosa Laura Milani (in "Aracne" al Piccolo Teatro Campo d'Arte fino al 18 aprile 2010), per un testo che si adatta perfettamente alle sue doti recitative, alla sua elasticità a passare con immediatezza dai toni brillanti a quelli drammatici; che sa proporre esuberanza e riflessione, allegria e malinconia. La recensione

“Aracne” con Laura Milani. La recensione
In scena al Piccolo Teatro Campo d’Arte fino al 18 aprile 2010

Nel piccolo teatro di pietra due donne (interpretate dalla stessa attrice Laura Milani) si alternano a raccontare. La prima è una neurologa che si rivolge alla paziente che, dopo un intervento chirurgico al cervello “sente” quattro gambe. La seconda è, per l’appunto, la paziente.

Le protagoniste sono due donne che si specchiano l’una nell’altra… l’una solare, l’altra lunare e introspettiva. Il sole e la luna, Eros e Thanatos, lo Yin e lo Yang.

La donna con quattro gambe (la donna ragno) tesse la tela complicata dell’essere. Una ragnatela che diventa un labirinto (non a caso le donne si chiamano entrambe Arianna) da cui è difficile uscire. Alla fine una terza donna (terzo ruolo per Milani) “esterna” e unificatrice all’una e all’altra, tirerà il filo (il filo di Arianna) in un finale a sorpresa.

Testo ricco di richiami, anche ai miti ed alla tragedia greca, quello di Alberto Severi (giornalista Rai del TG Toscana), proposto da Laura Milani al Piccolo Teatro Campo d’Arte dove sarà in scena fino al 18 aprile 2010. Innanzi tutto c’è il richiamo ad Aracne che sfidò Pallade Atene, sostenendo di essere più abile di lei come tessitrice. Ma anche ad Edipo, o meglio ad Elettra (nel rapporto figlia-padre). E scava nella psiche, nei lati oscuri della mente, nei cerebrali labirinti inestricabili.

Ottima la performance della talentuosa Laura Milani, per un testo che si adatta perfettamente alle sue doti recitative, alla sua elasticità a passare con immediatezza dai toni brillanti a quelli drammatici; che sa proporre esuberanza e riflessione, allegria e malinconia. Le due maschere dell’io.

Monica Menna

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