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Peppe Barra coglie "attimi" di vita

Lo spettacolo "N'attimo" dell' 'artista napoletano - al teatro Ghione fino all' 11 aprile 2010 - è vissuto tra canzone e teatralità, in un costante colloquio con il pubblico. Barra colloquia, canta e recita, cogliendo antiche radici ma anche influssi e suoni di culture “altre” che comunque hanno “assonanza” e contaminano. La recensione della prima

“N’attimo”. Peppe Barra in concerto
La recensione della prima dell’8 aprile 2010

In scena al Teatro Ghione
fino all’11 aprile 2010

Peppe Barra è tornato a Roma per quattro serate al Teatro Ghione (in scena fino a domenica 11 aprile) con il suo nuovo spettacolo, che porta il titolo del suo ultimo disco, “N’attimo” (Marocco Music). Coglie “attimi”, istantanee di vita, ben rappresentate dalla nuova canzone “Il Mondo dei sogni” (contenuta per l’appunto nel compact disc).

Barra omaggia i mille volti di Napoli. Da Raffaele Viviani (“Bambenella e’copp’e Quartiere”), ad Antonio Petito (recitando un brano su Pulcinella e l’amore visto come l’uno o l’altro dei fastidiosi, pungolanti, petulanti, accattivanti “insetti”); dalla madre Concetta Barra (il canto dei pescatori di Procida) alla Nuova Compagnia di Canto Popolare.

Non mancano alcuni “classici”, ovvero interventi e canzoni già presenti nei suoi precedenti spettacoli-concerto: dalla favola del principe e la vecchia (omaggio a “Lo Cunto de li Cunti” dello scrittore favolista Giambattista Basile) alla divertente e scurrile poesia “Idillio ‘e mmerda” (di Ferdinando Russo) al canto di “Balocchi e profumi” (la nota canzone del 1929 di E. A. Mario) a quello di “Tammurriata nera” (recitata, “indossata” dall’artista con tutta la sofferenza e la filosofia di vita della Napoli conquistata e depredata).

Barra intrattiene sapientemente, con amabilità e verve, il pubblico; colloquia, canta e recita, cogliendo antiche radici ma anche influssi e suoni di culture “altre” che comunque hanno “assonanza” e contaminano; è il caso di una poesia angolana che diventa, nella sua superba interpretazione, canto-grido di dolore per la “terra che muore” (e non solo ecologicamente).

Monica Menna

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