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Da Roma a Castiadas: lo spettacolo multimediale Trasmigrazioni racconta le culture migranti

Tempo di vacanze, di incontri fuori città. Lo spettacolo "Trasmigrazioni" portato in scena al Palladium di Roma a marzo 2010, conclude il Festival Ethnicus nel cagliaritano. Ethnicus è il festival delle culture migranti. Migrazione e voglia di ritorno. La recensione


Foto di Silvia Giulietti

Festival Ethnicus
Castiadas (Cagliari)
25-29 agosto 2010

La recensione

Si conclude il 29 agosto il Festival “Ethnicus“, dedicato alle culture migranti, evento promosso dall’Associazione Pensamentus. E’ stato proposto in una location stupenda la festa dell’incontro culturale tra i popoli: Castiadas, nel cagliaritano… ed è stato un vero successo.

Le splendide coste e la catena montuosa dei Sette Fratelli,l’archeologia ed un habitat naturale ed incontaminato. Vedere il palco del festival incastonato in questo scenario fa comprendere come sia giusto far incontrare a Castiadas le culture locali e quelle dei popoli migranti. Ethnicus ha ricompreso mostre fotografiche, video, spettacoli teatrali, concerti multimediali, dibattiti, presentazione di libri. Il tutto raccolto, selezionato e composto in una perfetta miscellanea (un unicum dalla miscellanea) dalla sapiente direzione artistica di Tore Usai e Rocco De Rosa.

Davvero interessante il tema del viaggio affrontato in questa edizione della kermesse. Non il viaggio di andata ma quello di ritorno. Già il tema di Ulisse, qui raccontato con un termine spagnolo “Volver“, il ritorno. Perché si vuol sottolineare che i migranti aspirano, sognano, desiderano fortemente tornare alle loro radici, alle loro patrie, ai loro amori, alle loro culture, ai loro affetti. Il ritorno anelato dà un’ansia di vita che ci piace sottolineare.

Va evidenziata la proposta, nata sul palcoscenico del festival, di un progetto legislativo regionale (da proporre e dibattere con i rappresentanti della Regione che si dimostrano attenti e disponibili) volto a dare reali possibilità di ritorno ai migranti.

Coinvolto anche lo sponsor: Tiscali, ha attivato un forum avviando un dibattito sui diritti degli emigranti; alle dieci domande più significative risponderà Moni Ovadia. “La caratteristica di Ethnicus è anche quella - dicono gli organizzatori - di proporre azioni. Non basta parlare e raccontare, occorre agire”.

Il tema dei migranti è caro a Rocco De Rosa, che oltre che organizzatore è un ottimo compositore e pianista. Ci piace ricordare quel suo disco di 14 anni fa “Trasmigrazioni”:(Ed. Il Manifesto 1996) con la collaborazione di musicisti del calibro di Daniele Sepe, Paolo Fresu, Canio Lo Guercio, Adnan Hozic, Martin Kongo ed altri.

In quel disco ci sono storie di culture senza frontiere, di vecchi e nuovi sfruttamenti. Suoni che intercettano le rotte migratorie di genti in movimento verso luoghi dove rifondare una nuova identità, propria e collettiva, autonoma e comune. Composizioni originali di musicisti professionisti e occasionali, di compagni di strada di varia nazionalità e provenienza: Albania, Algeria, Bosnia, Congo, Francia, Italia, Iran, Palestina, Romania, Senegal, Serbia, Spagna, Svezia, Tunisia, Turchia…

Il festival si chiude il 29 agosto con il concerto multimediale “Trasmigrazioni 0.2 Volver“. E’ di fatto l’evoluzione di “Trasmigrazioni 0.1, odio, memoria e convivenza” eseguito il 1 marzo 2010 al Palladium di Roma.

Quel disco di 14 anni fa è dunque diventato un concerto in continuo aggiornamento. Con Rocco De Rosa (piano), Baba Sissoko (cantante del Mali), Pasquale Laino (sax, Italia), Fiore Benigni (organetto, Italia), Miriam Meghnagy (cantante nata a Tripoli di fede ebraica), Angelica Turno (violinista sarda), Vanessa Bissiri (cantante e danzatrice iberico-sarda), Marian Serban (cimbalon, Romania), Clara Marchana (cantante e danzatrice portoghese), Antonio Franciosa (percussioni, Italia).

Fondamentale per il contesto l’apporto multimediale di Licio Esposito, che utilizza una particolare macchina scenografica: una videocamera riprende un piano colmo di sabbia che le mani di Licio scolpiscono, modellano, disegnano con straordinaria abilità. Le forme, veri e propri quadri, tramite la videoproiezione diventano la straordinaria scenografia di sabbia…

Ci auguriamo che questo work in progress torni presto a Roma (magari nella versione 0.3)
Avvertiamo (e apprezziamo) la coerenza di Rocco De Rosa e del progetto Trasmigrazioni, il continuare a lavorare per far incontrare le culture, i suoni. In un’ottica multirazziale, di fratellanza, di incontri.E di “ritorni”.

Gaetano Menna

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