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Teatro Belli: il duro scontro tra amore e fede

“Hard Love”, in scena fino al 5 dicembre 2010, vede in scena due protagonisti intensi, Cristina Aubry e Francesco Acquaroli, che animano certezze ed incertezze, nel confronto titanico tra amore e fede. La regia è di Roberto Silvestri. La recensione della prima


“Hard love”. La recensione della prima del 24 novembre
In scena al Teatro Belli fino al 5 dicembre 2010

Non era facile rappresentare “Hard love” (in scena al Teatro Belli di Roma fino al 5 dicembre), testo dell’autore israeliano Motty Lerner, (proposto nella traduzione di Tommaso Vecchio) che si interroga sulla religiosità ortodossa, che segue le leggi della Torah. Chi è stato in Israele comprenderà come il tema sia particolarmente sentito in loco. Questo Stato ha fondamenta radicate nella religione ebraica ed i suoi fondatori chiedevano impegno etico-morale e dedizione totale alla causa.

Ci si chiede: l’amore, quello passionale, quello “vero”, può coniugarsi con una religiosità “opprimente”, che nega?

La protagonista all’inizio, sembra quasi una suora, con il capo coperto. E’ ultra-ortodossa e reprime la sua femminilità e le sue pulsioni sentimentali. Poi si apre e cede ad un amore che esonda, perché troppo a lungo represso.

La recita è un dialogo serrato con il partner, che si rivela un vero e proprio duello, uno scontro-incontro.

In scena c’è una finestra che continuamente si apre e si chiude; simboleggia le aperture e le chiusure del cuore.
Lei credente ed osservante, lui ateo. Tra loro due, tra il loro amore, una “diga”: i dogmi, i precetti della tradizione.

Si cavilla per comprendere fino a dove ci si può spingere senza peccare.
Lei gli dice: “Non ti sto chiedendo di tornare ad essere religioso. Non chiedo nulla se non il mio diritto a credere…”
Lui replica: “Non stai chiedendo solo quello. Vuoi anche il diritto ad osservare i comandamenti. E ci sono comandamenti che non puoi osservare a meno che io non li osservi con te. Non ci sarebbe permesso neanche di mangiare dallo stesso piatto…”

E c’è, dietro l’angolo, la soluzione: la “rinuncia”, il sacrificio per non infrangere la “legge”…
E’ davvero questa l’unica strada percorribile? Non vogliamo svelare il finale di un testo apparentemente lontano dalla nostra cultura edonistica, ma che sa coinvolgere ed affascinare gli spettatori.

Una scenografia essenziale ma efficace introduce nei due ambienti della rappresentazione: la casa di lei a Gerusalemme (nel primo tempo), quella di lui a Tel Aviv (nel secondo).

Quello proposto al Teatro Belli è davvero uno spettacolo molto raffinato, con la regia accorta di Roberto Silvestri.
Assistente alla regia è Laura Squarcia, scene e costumi Sandro Scarmiglia, il disegno luci Raffaella Vitiello.

“Hard Love” vede in scena due protagonisti intensi e coinvolgenti, Cristina Aubry e Francesco Acquaroli, che animano certezze ed incertezze, nel confronto titanico tra amore e fede.

Gaetano Menna

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