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Teatro Quirino: il malato immaginario, un uomo solo con i suoi incubi

"Il malato immaginario" al Teatro Quirino fino al 19 dicembre 2010: Argante (interpretato da Paolo Bonacelli), è un uomo ipocondriaco che si sottopone a cure continue, a clisteri, a pareri di tanti medici. La sua unica (e incurabile) malattia, in realtà, è la paura di morire, di soccombere. Amaramente divertente, ieri come oggi. La recensione della prima


Il malato immaginario”. La recensione della prima del 7 dicembre
In scena al Teatro Quirino fino al 19 dicembre 2010

Bottigliette di vetro posate sul pavimento, sullo sfondo del palco, sono i medicinali del protagonista de “Il malato immaginario”, celebre commedia di Molière con venature tragiche, portata in scena al Teatro Quirino fino al 19 dicembre; la regia è di Marco Bernardi. Una produzione di qualità del Teatro Stabile di Bolzano, che festeggia i 60 anni di attività.

Il malato immaginario, Argante (interpretato da Bonacelli), è un uomo ipocondriaco che si sottopone a cure continue, a clisteri, a pareri di tanti medici La sua unica (e incurabile) malattia, in realtà, è la paura di morire, di soccombere.

E sono i dottori ad essere i protagonisti indiretti della compagnia, messi alla berlina da Molière. Ci si fa beffa di loro (sotto il camice ci sono uomini che sbagliano ed opportunisti). Allo stesso tempo Molière tira in causa se stesso, si prende in giro consapevole delle sue angosce più intime, disillusioni e presagi.

Il “finto” malato è circondato da donne; sono egoiste ed egocentriche (la seconda moglie, la governante di casa)… solamente la figlia dimostra un affetto vero e sincero. Ma la ragazza si ribella al padre rivendicando la libertà di sposare l’uomo che ama e non quello impostole - scelto dal genitore proprio perché studia medicina -. Il promesso sposo è un futuro medico così poco affidabile da essere un personaggio ilare e comico.

Tante persone intorno aumentano il senso di solitudine del protagonista. È una solitudine che attanaglia, che rende immobile mentre la vita scorre davanti agli occhi (mentre ci si innamora, si recita). Argante è un uomo solo con i suoi incubi.

Scenografia scarna e semplice. Sullo sfondo un velo di tulle nasconde al’inizio e alla fine i personaggi della commedia (tutti tranne il malato immaginario sempre solo sprofondato sulla sua poltrona). Dietro il velo tutti sembrano delle ombre, delle figure oniriche che invadono la mente del protagonista, incubi ed ossessioni.

Indossano delle maschere (un omaggio alla Commedia dell’Arte). Il loro viso è completamente ricoperto. Figure senza identità, senza espressione. Figure immobili, inanimate, senza vita.

Paolo Bonacelli dà spessore al suo personaggio, con la dovuta vena tragicomica. Con lui un cast affiatato che ricomprende anche Patrizia Milani (nei panni della cameriera Tonina, intrigante e beffarda), Carlo Simoni (Beraldo, fratello di Argante che vuole aprirgli gli occhi), Libero Sansavini ( il dottor Diarroicus ed il nome è già un programma), Roberto Tesconi (il dottor Purgòn, altro nome che è un programma), Fabrizio Martorelli (che tratteggia in forma caricaturale il personaggio del figlio del medico Tommaso Diarroicus), Gaia Insenga (Angelica, figlia di Argante), Massimo Nicolini (Cleante, innamorato di Angelica).

“Il malato immaginario” è uno dei testi più conosciuti ed apprezzati ed anche l’ultimo portato in scena dall’autore-attore francese prima della sua morte. E’ il testamento teatrale di Molière. Ed il riso che fa scaturire questa pièce che appare ancora così attuale è davvero, oggi come ieri, un riso amaro e cinico.

Monica Menna

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