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Accademia Silvio D'Amico: viaggio in Crimpland

Gli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico , dal 23 al 29 gennaio al Teatro Studio "Eleonora Duse" portano in scena Martin Crimp; alla scoperta della scena londinese contemporanea, approfondendo la narrazione post-drammatica, non con personaggi ma con figure anonime, esistenze ipotetiche ed elusive


TEATRO STUDIO
“ELEONORA DUSE”
(Roma, via Vittoria 6)
dal 24 al 29 gennaio 2011

EMERGENCIES
di Martin Crimp

con gli allievi del III anno
del corso di Recitazione e Regia
dell’Accademia Naz. D’Arte Drammatica
Silvio D’Amico

con
Francesco Manetti

Roberto Arcadi, Viola Carinci, Enrico Cattani, Paride Cicirello, Rita De Donato, Luciano Falletta, Eugenia Franchini, Davide Gagliardini, Elisa Giovannetti, Giulia Grattarola, Roberta La Tona, Alessandro Marmorini, David Marzi, Elisabetta Misasi, Matilde Ortolano, Alice Pagotto, Sara Pallini, Mauro Pasqualini, Marzia Pellegrino, Francesca Ritrovato, Andrea Sorrentino, Remo Stella, Jacopo Uccella, Andrea Volpetti, Elias Zoccoli

a cura di
Massimiliano Farau .

In collaborazione con Andrea Peghinelli della Cattedra di Storia del Teatro Inglese del Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali dell’Università “La Sapienza”
Gli allievi dell’ Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico portano in scena Martin Crimp; si muovono così alla scoperta della scena londinese contemporanea.

Fin dal suo esordio Crimp ha condotto nella sua opera un’ inchiesta estrema e lucidissima sullo stato dei rapporti interpersonali in un mondo reso sempre più terrificante dal progressivo sfaldamento della coesione sociale e dal diffondersi dei processi di globalizzazione.

L’inasprimento delle relazioni anche all’interno del nucleo familiare, ha fatto coniare ai critici inglesi “Crimpland” (Terra di Crimp) per indicare un universo di crudeltà domestiche, di desolate solitudini, di itinerari ossessivi alla ricerca di sé lungo il confine fra un illusorio benessere materiale e una sotterranea angoscia di annichilimento.

Il suo è un “teatro post-drammatico”: si tratta di una singolare forma di teatro narrativo in cui non appaiono dei veri e propri personaggi, ma figure anonime che, ora collaborando, ora scontrandosi, cercano di raccontare collettivamente una vicenda; ma parlare di ‘vicenda’ è forse troppo: si tratta piuttosto dell’esplorazione di “possibili narrativi”; del tentativo di tracciare le coordinate, necessariamente provvisorie, di esistenze ipotetiche e elusive.

Insomma uno spettacolo da non perdere sia per vedere all’opera le nuove promesse del teatro italiano, sia per conoscere un autore teatrale inglese innovativo, anzi post-innovativo.

Cla. Cos.

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