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Teatro Sala Umberto: l’indagine che turba le coscienze

Lo spettacolo “Un ispettore in casa Birling” è in scena sino al 13 febbraio 2011, con Paolo Ferrari e Andrea Giordana. E' un giallo coinvolgente (che si svolge come un lungo interrogatorio notturno), ma anche un dramma sulla borghesia decadente. La recensione


“Un ispettore in casa Birling”. La recensione.
In scena al Teatro Sala Umberto sino al 13 febbraio 2011

Gli attori entrano in teatro sfilando tra il pubblico e una volta saliti sul palco – prima che si apra il sipario – si presentano. Una presentazione muta affidata a dei cartelli bianchi su cui sono riportati i rispettivi nomi. Si tratta dei componenti della famiglia Birling (Arthur, Sybil, Sheila ed Eric). Sotto le luci dei riflettori si evidenziano i loro volti pallidi, resi con il trucco così bianchi da sembrare delle maschere.

Sono gli stessi attori a condurci nel loro mondo. Un ambiente surreale che mostra allo stesso tempo l’interno e l’esterno di casa Birling. Un salotto-giardino al chiaro di luna capace di essere sia affascinante che macabro e misterioso.

Lo spettacolo “Un ispettore in casa Birling” (in scena al Teatro Sala Umberto sino al 13 febbraio 2011, con l’accorta regia di Giancarlo Sepe) è un giallo coinvolgente che si svolge come un lungo interrogatorio notturno. Un ispettore indaga sulla morte di una giovane donna; un suicidio. Molteplici domande si susseguono per capire i rapporti che esistevano tra la suicida e i Birling. Tanti i colpi di scena e tante le colpe da condividere…

Sul palcoscenico un nutrito cast guidato da due grandi interpreti del teatro italiano: Paolo Ferrari e Andrea Giordana. Paolo Ferrari interpreta il ruolo di un desueto ispettore. Ispeziona le coscienze con la speranza – vana – di smuoverle. Con il suo tono di voce cadenzato dona al proprio personaggio una sorta di atemporalità.
Andrea Giordana è l’austero padrone di casa… duro e inflessibile è il simbolo della società aristocratica novecentesca.

Attraverso la pièce l’autore John Boynton Priestley delinea i caratteri della società del secolo scorso. Una società abbiente che allontana l’elemento debole, che non apre ad esso prospettive di futuro.

Vizi privati e pubbliche virtù di una rispettabile famiglia della media borghesia inglese: da una parte si rappresenta un mondo ipocrita che si nasconde dietro la maschera delle vanità, delle ricchezze e dall’altra si racconta un mondo in disagio privo di sicurezza che ricerca la morte. Da giallo lo spettacolo assume quindi le tinte in chiaroscuro di un dramma borghese che turba le coscienze.

Quando sembra avvicinarsi il finale si comprende che le colpe non vengono espiate, anzi si cerca di annullare le proprie responsabilità. Efficace la tecnica utilizzata per ripercorrere i fatti: in un minuto gli stessi attori mimano gesti e azioni riepilogando l’intera vicenda accaduta nella serata. E le certezze crollano.

È sufficiente uno squillo di telefono, sempre più assordante e fastidioso, a riportare (i protagonisti e gli spettatori) all’amara realtà.

Monica Menna

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