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Un Godot pittorico al Teatro Argentina

Della commedia capolavoro di Samuel Beckett, "Aspettando Godot”, una messa in scena davvero superba, rappresentata al Teatro Argentina fino al 30 gennaio 2011. In certe pose statiche dei personaggi sembra davvero di osservare i quadri del pittore tedesco Caspar D. Fiedrich (ci si è ispirati infatti a quei suoi celebri dipinti con due persone che guardano la luna). La recensione della prima


“Aspettando Godot”. La recensione della prima del 18 gennaio.
In scena al Teatro Argentina fino al 30 gennaio 2011

Della commedia capolavoro“ di Samuel Beckett, Aspettando Godot” una messa in scena davvero superba (prodotta dal Teatro Stabile di Genova), rappresentata al Teatro Argentina fino al 30 gennaio 2011.

Colpiscono innanzi tutto la scenografia (di Jean-Marc Stehlé e Catherine Rankl) e le luci (di Sandro Sussi). Danno una “dimensione pittorica” all’opera teatrale. Un paesaggio spettrale, surreale, da day after, con al centro un albero rinsecchito; tutto lo spazio scenico sembra come contenuto in una campana di vetro (come quei soprammobili che racchiudono un piccolo habitat, che si agitano per veder scendere la neve); le luci lo completano.

Nell’insieme, in certe pose statiche dei personaggi, sembra davvero di osservare i quadri del pittore tedesco Caspar D. Fiedrich (ci si è ispirati infatti a quei suoi celebri dipinti con due persone che guardano la luna).

Anche i costumi (di Chaterine Rankl) hanno una loro importanza; esaltano la passione di Beckett per le comiche di Charlie Chaplin… e ci fanno venire in mente la coppia celeberrima Stanlio e Olio con le bombette.

In questo “non luogo” dove si svolge la rappresentazione, due straordinari Eros Pagni e Ugo Pagliai nei panni di Vladimiro e Estragone: sono interpreti eccezionali che danno spessore e caratura ai loro personaggi. Due derelitti in una landa desolata ad attendere il fantomatico Godot. Umani, disperatamente fragili, sempre sull’orlo dell’abisso, in attesa di un “salvatore”.

Ottima la prova anche di Gianluca Gobbi e di Roberto Serpi nei panni tragicomici di Pozzo e di Lucky, il padrone che guida con la corda-guinzaglio lo schiavo. Il teatro dell’assurdo è al suo apice, in un contesto che è reso con toni felliniani e circensi. A completare il cast nella parte dei ragazzi che vengono, di volta in volta, ad annunciare che Godot ha spostato l’incontro e non verrà, due attrici, Alice Arcuri e Irene Villa.

Vladimiro e Estragone sono sventurati rappresentanti del mondo dei vinti; clochard ai margini che vedono la vita - con la sua dirompente sopraffazione - scorrere; passa ma senza di loro, sono ai margini anche da essa.

Non hanno alternative, meditano di impiccarsi a quell’albero morto ma non hanno una corda o una cintura adeguate; neppure quel gesto estremo gli è permesso. Ma c’è Godot… forse domani arriverà.

Monica Menna

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