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Antichi giochi di Natale in famiglia

Nei giorni di festa, assieme ai propri familiari, può ancora capitare di cimentarsi in tradizionali giochi di società, riuniti attorno a un tavolo. Vi parliamo di quelli più classici e gettonati.


In un passato non troppo lontano, nelle famiglie italiane, in particolare quelle contadine, era abitudine durante i giorni di festa, al termine dei pranzi, e soprattutto delle cene di Natale, divertirsi in compagnia grazie ai tradizionali giochi di Natale. Erano momenti di gioia per tutti quanti, in particolare per i bambini, che, eccezionalmente, potevano rimanere svegli fino a tarda ora assieme ai propri familiari. Si trattava di giochi semplici e spensierati, non d’azzardo – al massimo si scommettevano poche monetine – in cui non valeva il merito, ma la fortuna, cosicché potessero vincere anche i più piccoli. Erano più che altro un passatempo e la vincita spesso veniva “pilotata” per favorire i bambini.

Le consuetudini ludiche natalizie, tramandate per secoli, sono ormai quasi tutte scomparse. Molti bambini trascorrono la vigilia in fremente attesa della mezzanotte, per poter finalmente scartare i propri regali, il più delle volte videogame di ultima generazione a cui giocare in solitudine. Tuttavia, per rinfrescarci la memoria sulle antiche abitudini, ci viene in soccorso il “Dizionario dei giochi”, recentemente pubblicato da Zanichelli e curato da Andrea Angiolino e Beniamino Sidoti, una raccolta dei vocaboli fondamentali sul mondo del divertimento, dei passatempi, delle gare e delle attività ludiche di ogni genere, che può anche essere un bel regalo per quanti amano evocare la propria infanzia.

Tra i giochi classici del periodo natalizio citati nel libro, troviamo la “Tombola”, svago che vanta un’antica tradizione. Nacque infatti a Napoli nel Settecento come alternativa casalinga del lotto, che veniva sospeso durante le feste di fine anno per motivi di opportunità religiosa. Ebbe poi una rapida diffusione in tutta Italia e anche oltre, sviluppando molte varianti. Esiste, ad esempio, la “tombola parlata”, che assegna significati particolari a ciascun numero. Il nome “tombola” sembra derivare dalla forma cilindrica del numero impresso nel legno oppure dal capitombolo che fa lo stesso numero nel cadere sul tavolo dal panariello, che una volta aveva la forma di tombolo.

Tipico delle feste natalizie era anche il “Mercante in fiera”, riportato in auge negli ultimi anni dall’omonimo quiz televisivo. Si tratta di un gioco di carte basato su figure, in cui vengono utilizzati due mazzi identici da 40 o più carte ciascuno. Le origini vanno fatte risalire alla Venezia del ‘500. Carlo Goldoni lo cita nella sua commedia del febbraio 1762, “Una delle ultime sere di carnovale”.

Un gioco molto elementare era il “Quattro di denari”, a Roma chiamato scurrilmente “sorchetta”, sineddoche per indicare una fanciulla avvenente (probabilmente in riferimento al bollo con una figura femminile apposto al centro della carta). Le regole erano semplici. Ogni concorrente puntava una somma di denaro. Seguendo il senso orario, si pescava una carta dal mazzo e la si mostrava. Il gioco andava avanti finché non usciva il quattro di denari. Il fortunato che la pescava vinceva tutto il denaro in palio.

Altro passatempo festivo assai popolare era il “Gioco dell’oca”, tra i più semplici giochi “di percorso” indirizzati ai bambini. La versione moderna del gioco (con il percorso a spirale e le decorazioni tipiche) risale alla seconda metà del XVI secolo. Ferdinando I de’ Medici ne fece dono a Filippo II Re di Spagna, il quale ne rimase affascinato. Le caselle erano decorate con simboli che in parte sono rimasti nella tradizione: due dadi, un teschio, una coda, un ponte, un labirinto o un’oca. All’inizio del XVII secolo apparvero in Inghilterra i primi tabelloni stampati e rapidamente il gioco si diffuse in tutta Europa.

Sarebbe bello che tutti i giochi di cui vi abbiamo parlato non morissero completamente e continuassero a divertire grandi e piccini. Magari un sistema per appassionare anche le nuove generazione sarebbe quello di creare versioni più attuali, accattivanti e tecnologiche. L’importante, però, è che rimanga intatto lo spirito dei vecchi tempi.

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