Questo sito contribuisce alla audience di

La rivista "il Salvagente" stila la classifica dei migliori pandori

Il settimanale di informazione per i consumatori ha effettuato un test di qualità sui pandori delle marche più famose. Vi presentiamo i risultati che ne sono venuti fuori.

il SalvagenteDa anni in Italia ci sono due diverse scuole di pensiero riguardo ai dolci tipici natalizi. Ci riferiamo alla netta divisione tra gli amanti del panettone e quelli che invece preferiscono il pandoro. Del panettone vi abbiamo già parlato in passato. Questa volta invece vogliamo approfondire il discorso sul pandoro, prendendo come spunto il test pubblicato sull’ultimo numero del settimanale “il Salvagente”, disponibile in edicola, in cui sono messi a confronto otto pandori delle migliori marche.

Ci sono diverse credenze circa le origini del pandoro veronese, il cui nome si riferisce al colore giallo oro della pasta, che gli viene conferito dalle uova. Qualcuno ne fa risalire la nascita al ‘500 nella Repubblica Veneziana, quando, sulle ricche tavole delle famiglie più in vista, si servivano dolci di forma conica, ricoperti da foglie d’oro, chiamati appunto “pan de oro”. Secondo altri il pandoro deriva dal “nadalin”, un dolce a forma di stella, che per tradizione, alla fine dell’Ottocento, le famiglie veronesi preparavano a Natale.

La versione più recente sull’origine del pandoro lo lega, invece, agli Asburgo. Sarebbero stati, infatti, i pasticceri della Casa Reale di Vienna a preparare l’antenato del pandoro, rifacendosi al “Pane di Vienna”, una variante della pasta brioche francese. In particolare la lavorazione della “brioche” francese consisteva nell’alternare due o tre fasi d’impasto con pause di lievitazione, mentre quella del “Pane di Vienna” prevedeva di completare l’impasto aggiungendo una maggiore dose di burro con il sistema della pasta sfoglia, in modo da far acquistare volume al dolce.

Attualmente il pandoro conserva la ricetta tradizionale e la lunghissima elaborazione che parte dalla lievitazione naturale ottenuta, in genere, con il lievito di birra o con il “lievito madre”. E identica al passato rimane l’estrema incertezza del risultato, legato a mille variabili oltre che, ovviamente, alla qualità delle materie prime.

Il test de “il Salvagente” parte proprio dalla verifica degli ingredienti, così come indicati sulle etichette. In tutte le confezioni in testa all’elenco (ossia come ingrediente più abbondante) compare la farina di tipo “O”, seguita dallo zucchero, spesso accompagnato da sostanze simili, come lo sciroppo di glucosio. Subito dopo, secondo la formulazione tradizionale, dovrebbero figurare uova e burro. Per le prime, nei casi migliori, si trova l’aggettivo “fresche”, altrimenti è probabile la presenza di ingredienti pastorizzati. Anche per il latte può essere utilizzato quello dichiaratamente intero oppure la sua versione scremata e disidratata.

La presenza di additivi come gli aromi, miscela di prodotti naturali e sintetici, è un segnale negativo riguardo alla freschezza e alla buona qualità delle materie prime, altrimenti non sarebbe necessario il loro utilizzo per migliorare il sapore. Così come superflua sarebbe l’aggiunta dei conservanti (di solito il sorbato di potassio), che assicurano al prodotto una scadenza lontana.

Oltre alla lettura dell’etichetta, la redazione del settimanale ha predisposto una lunga serie di prove organolettiche per stabilire la qualità sensoriale degli otto prodotti testati, affidandole a una giuria di otto “assaggiatori”, scelti tra pasticceri e amanti del prodotto.

Terminate tutte le prove, compresa quella di degustazione, “il Salvagente” ha stilato la classifica finale di qualità. I risultati sono stati più che soddisfacenti per gran parte dei dolci esaminati. Solo uno, il pandoro Del Colle, è sceso sotto la sufficienza per il gusto poco equilibrato, con una dominanza eccessiva di burro di cacao. Il migliore è risultato decisamente il pandoro Balocco. Decisamente azzeccato risulta, dunque, lo slogan pubblicitario “Fate i buoni”. A metà classifica si colloca il più costoso, il pandoro Tre Marie, che non è andato al di là della sufficienza a causa della cottura decisamente esagerata, che lo ha penalizzato gravemente alla prova di assaggio.

I pandori presi in esame:

Il pandoro Il pandoro Il pandoro

Il pandoro Il pandoro Il pandoro

Il pandoro Il pandoro

Le categorie della guida

Link correlati