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L'hacker diventa buono e insegna alle aziende come proteggersi

Kevin Mitnick è stato il ricercato numero uno dall'Fbi per le sue intrusioni nei sistemi informatici di tutto il mondo. Ora è passato dall'altra parte. "Il rischio maggiore è sentirsi invulnerabili. Nessuno lo è" (www.repubblica.it)

Ha cominciato come hacker, è entrato nelle liste degli uomini più ricercati dall’Fbi, si è fatto quasi cinque anni nelle galere americane e ora è di nuovo “most wanted”, molto richiesto, ma dalle aziende delle quali ha violato i sistemi informatici. Kevin Mitnick, l’hacker più famoso al mondo, a 40 anni è un altrettanto famoso uomo d’affari: traffica sempre con i computer, è sempre in grado di trovare qualsiasi informazione in rete, comprese quelle più protette, in meno di 15 secondi, ma ora non è più il terrore della rete perché insegna come proteggersi dai pirati informatici.

La sua “Mitnick Security” è una società che offre consulenze e workshop sulla sicurezza informatica. Il principio che Mitnick, che da ragazzino riuscì a entrare nei sistemi di alcune tra le più importanti compagnie telefoniche e in quello del Pentagono, inculca a chi chiede i suoi consigli è semplice: “Il pericolo maggiore è sentirsi invulnerabili”.

Per Mitnick nessun sistema informatico è tale: per dimostrarlo, durante una lezione è riuscito a trovare in rete il codice sanitario di George Bush e il nome della collaboratrice domestica della mamma di Leonardo Di Caprio, tutto in meno di 15 secondi. Giochetti per uno che ha scritto “The art of intrusion” (”L’arte della violazione”), soprattutto per uno che non perde mai di vista l’elemento umano dietro alla tecnologia.

Mitnick nelle sue lezioni alle aziende sottolinea infatti che è possibile proteggere i propri sistemi dai virus, ma non è possibile proteggerli dalla corruttibilità delle persone che li usano. “Gli hackers trovano la falla nei firewall umani”, loi dice a ragion veduta, perché quando si introdusse nei più sofisticati sistemi informatici del mondo Mitnick lo fece persuadendo impiegati poco accorti a fornigli informazioni.

Tutto a fin di bene, sostiene. Sul sito della sua azienda, dove si può prenotare una consulenza e acquistare i suoi libri, Mitnick spiega che la maggior parte della gente sa poco o niente di lui, nonostante i tanti articoli che gli hanno dedicato i giornali più importanti e le apparizioni nei più seguiti show televisivi. “I media hanno creato un mito, una storia fantastica in cui mi vengono attribuite azioni fatte da altri hacker - dice Mitnick - perché dare la colpa a un solo personaggio era molto più interessante”.

La sua versione dei fatti è di non essere mai stato un “hacker cattivo”, ma un ragazzo “affascinato dalla tecnologia fin dall’infanzia” e “con il desiderio di conoscere tutto il possibile sulle modalità di funzionamento dei sistemi di comunicazione”. “Non ho mai agito con lo scopo di guadagni personali o per danneggiare i sistemi nei quali penetravo” è la difesa di Mitnick “le mie azioni sono state motivate sempre e solo dalla curiosità intellettuale”.

Una curiosità che ora gli frutta parecchio, basta guardare la sua agenda (la si trova sul sito, non è necessario violare alcun sistema informatico). Dopo un tour di conferenze in Sudafrica Mitnick approderà in Europa, a Praga. E parliamo solo di marzo.

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