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Giardinaggio ed allergie

Se alcune specie ornamentali che vengono impiantate possono causare allergie, perchè non ne piantiamo altre?

La scienza medica inquadra sotto il nome generico di allergia tutta una serie di reazioni anomale dell’organismo umano dovute ad uno squilibrio della sorveglianza immunitaria. Una delle diverse forme di allergia è la pollinosi , termine con cui si intende la complessa sintomatologia che stagionalmente può manifestarsi a carico di vari organi od apparati dell’organismo in soggetti sensibili ai pollini aerodiffusi di determinate specie vegetali. In soggetti predisposti, l’esposizione ad ambienti ricchi di taluni pollini, provoca infatti riniti, problemi oftalmici, manifestazioni più o meno violente a carico della cute, cefalee ed asma bronchiale. Le principali piante allergogene sono anemofile (polline trasportato dal vento, alla base del problema) (ad esempio, nocciolo e betulla) pur se vi sono eccezioni alla regola, con piante allergeniche entomofile, quali ad esempio il Tiglio: in casi di questo tipo, data la scarsa aerodiffusibilità di questi pollini, la reazione allergica si evidenzia solo (o più violentemente) per un contatto ravvicinato con la pianta produttrice di polline (pollinosi vicinale). La diffusione dei granuli nell’ambiente dipende non solo dalla quantità prodotta ma anche dagli eventi climatici durante la fioritura (vento, piogge, umidità atmosferica) e dalla presenza di barriere alla diffusione (vegetazione, edifici, etc.). E’ inoltre interessante ricordare che esistono casi in cui talune specie riescono a scatenare la reazione allergica di cui sono responsabili solo nell’evenienza di elevate concentrazioni spaziali di esemplari della specie stessa; è il caso del Phoenix dactilifera L. e del Trachycarpos fortunei L., agenti primari di allergie nei paesi nord-africani, ma di poco o nessun interesse da noi, data la loro scarsa diffusione; o casi di specie quali, per citarne solo alcune, Fagus sylvatica L., Aesculus hyppocastanum L. e le specie appartenenti al genere Betula, per loro natura estranee al paesaggio urbano ma introdottevi per scopi ornamentali, che hanno visto aumentare la loro importanza dal punto di vista allergico all’aumentare della loro diffusione. Il livello-soglia di granuli pollinici necessario per scatenare la risposta allergica varia in funzione della specie botanica, di effetti cumulati (precedenti esposizioni), di effetti di cross-reazione (i pollini di alcune specie interagiscono sull’organismo con effetto sinergico, dando origine ad un effetto complessivo superiore alla somma dei singoli effetti o di cross-sensibilizzazione (i pollini di talune specie rendono l’organismo più sensibile all’azione allergogena dei pollini di altre specie).

Quindi, se vi sono specie che rendono un ambiente urbano quale un parco “impraticabile” alcuni mesi l’anno per i cittadini, perchè impiegare queste specie?
Da parte del progettista, sarebbe quindi sicuramente coscenzioso scegliere le specie a minor allergenicità, o, se proprio necessario, quelle ad esempio con fioritura in epoche in cui la frequentazione dei parchi è minima (quali l’inverno), evitando consociazioni fra specie allergogene che fioriscano in concomitanza o che, situazione ancor più grave, diano fra loro fenomeni di cross-reattività così tante sono le specie fra cui il progettista può scegliere, e numerose sono pure , come visto, quelle che non comportano problemi allergici e che pur garantiscono eccellenti effetti ornamentali o cromatici.
Fra le specie da scegliere per i nuovi impianti, debbono sicuramente preferirsi quelle con allergenicità ridotta; la stragrande maggioranza delle specie ad impollinazione entomofila hanno sicuramente un basso (od addirittura nullo) impatto scatenante sulle allergie; fra le specie ad impollinazione anemofila, sicuramente da incoraggiare è l’impiego di tutte le specie a cui venga riconosciuta allergenicità bassa o nulla, quali, ad esempio, gli aceri od il Cercis siliquastrum.

Da notare come “ciò che infierisce, talvolta guarisce”: preparati di alcune piante possono essere efficaci per curare od alleviare i sintomi allergici.