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La pianta di Maggio 2002 - Argania spinosa

Rara ed insolita, merita qualche click sui links!!!

Pianta assai insolita in quanto rara della famiglia delle Sapotaceae, ricorda nel suo aspetto generale e per il suo tronco l’olivo. Come dall’Olivo, con il quale peraltro non ha niente ache vedere, dalle drupe (o meglio, dai semi contenuti nelle drupe) di questa pianta si ricava un olio culinario anche usato nel paese originario come unguento medicamentoso.

Di aspetto spinescente (particolare al quale deve parte del suo nome), si ritiene si sia originato ad Argana ( e con questo, il suo nome è interamente spiegato), un paese a nord-est di Agadir e dali sia stato diffuso dall’uomo con la sua coltivazione;a tutt’oggi, questa pianta vive endemica solo nel Sud del Marocco, in una area fra l’Atlante e l’Anti Atlante fra Essaouira e le propaggini a Sud di Agadir (in quello che viene chiamato Souss), estendendosi su una superficie inferiore agli 800.000 ettari (in cui sono peraltro concentrati circa 21 milioni di piante e che quindi caratterizzano il paesaggio della zona stessa), e, relitta, in una limitatissima area del Messico (memoria storica di quando il continente africano e quello americano erano uniti prima della deriva dei continenti).
Questa pianta, che può raggiungere gli 8-10 m di altezza ed ha una aspettativa di vita di circa 400 anni,ha dimostrato di non adattarsi alla coltivazione in areali diversi da quello originario, se non a costo di notevoli accorgimenti; questo fatto, e la relativa poca rinomamza al di fuori del suo paese dell’olio prodotto dai suoi frutti (che ne sono ricchi, contenendone fino al 50% in peso) ne ha limitato la diffusione.
Pianta rustica, si adatta bene a condizioni siccitosi, temperature estreme e terreni poveri od anche salini; le sue radici sono sviluppate e profonde e riescono a consolidare il terreno (nel suo areale di diffusione questa pianta previene infatti i processi di desertificazione). Si propaga per seme.

E’ la pianta tipica delle foto scattate in questa zona del Marocco: le capre che si arrampicano per mangiarne i frutti non posso non attarre l’attenzione del turista. Le capre rientrano peraltro nel ciclo produttivo dell’olio estratto da questa pianta: esse masticano il frutto, erodendone solo il pericarpo e sputando i semi (da 1 a 3 per drupa, e dai quali abbiamo detto si ricava appunto l’olio) che vengono poi raccolti, già puliti e pronti per l’estrazione.
DAl 1999 fa parte della World Heritage List (”patrimonio mondiale”) dell’UNESCO.

La pianta è stata correttamente idenfiticata da Anna Maria Cammarano ed Ugo Laneri (vedi un suo commento a margine) - Ad entrambi, un “veramente bravi” da Dottoreaiuto!!.

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