Il taleaggio professionale dell'Olivo

Come moltiplicare l'olivo per talea

Nota Bene:

questo intervento, prettamente tecnico, nasce da una richiesta specifica indirizzatami da uno di voi. Spero sia comunque comporensibile ed interessante per tutti.
In Italia, fino a pochi decenni or sono, vi era la convinzione che le piante di olivo innestate fossero più longeve, meglio ancorate, più adattabili ai diversi tipi di terreno e più resistenti alla siccità di quelle moltiplicate per talea, e pertanto da preferirsi, soprattutto per gli impianti produttivi; inoltre, a quel momento, i risultati nel taleaggio dell’olivo erano modesti, e certo scoraggianti se confrontate con le percentuali di attecchimento che tipicizzano la moltiplicazione per innesto (praticamente, quasi senza fallanza alcuna).
Da un punto di vista tecnico, è ovvio che l’adozione di portinnesti diversi possa permettere una maggiore adattabilità di una stessa varietà a terreni diversi, e che una opportuna e mirata scelta fra questi possa eventualmente garantire una maggiore resistenza a condizioni siccitose; ma vero è che, in condizioni medie (o comunque non estreme), piante moltiplicate per talea si sono dimostrate tutt’altro che inferiori rispetto a piante innestate, sia dal punto di vista vegetazionale che da quello produttivo. Riguardo alla longevità poi, i termini della discussione si riferiscono comunque ai 2-3 secoli, e quindi ben oltre la normale vita produttiva di un impianto olivicolo.
E’ però vero che la radicazione delle talee di olivo con foglie in bancale, seppur sotto mist, non è mai semplice ed in alcune (e non poche) varietà i risultati sono veramente deprimenti in ogni momento dell’anno e con qualunque tipo di materiale.
Uno dei fenomeni più evidenti durante il ciclo di radicazione è una intensa filloptosi (caduta delle foglie). Proprio sulla base di questa osservazione, e considerando che il fenomeno in questione potesse essere la causa dei modesti risultati riportati nel taleaggio di questa specie fosse comunque l’espressione degli squilibri alla base di questi ultimi, è stato allora proposto il sistema del cassone riscaldato. Questo altro non è che un comune bancale di radicazione dotato di riscaldamento basale ma coperto ai lati e superiormente con polietilene trasparente; la differenza rispetto alla tecnica tradizionale è che nel caso del cassone riscaldato non si effettua una nebulizzazione ciclica, ma bensì si provvede a bagnare il substrato abbondantemente ed una tantum, prima di coprire il cassone stesso; l’acqua che evaporerà dal substrato stesso per effetto del riscaldamento basale andrà a saturare l’ambiente confinato all’interno del polietilene creando così una vera e propria camera umida, favorevole alla persistenza delle foglie sulle talee.
I risultati che si ottengono, nelle epoche più opportune, con la tecnica del cassone riscaldato sono generalmente ottimi (pur variando con la cultivar e fatte salve le ovvie eccezioni) e la radicazione rapida (40 - 45 giorni). Si deve notare come i risultati varino sulla base di quattro diversi fattori fra loro interagenti, e cioè, oltre ovviamente all’epoca ed alla cultivar, il trattamento ormonale (tipo di ormone e suo dosaggio) e la temperatura basale.
In generale, si è comunque osservato che l’intervento tipo dovrebbe essere condotto in estate (Luglio - metà Settembre), impiegando talee apicali semi-legnose, trattate per immersione per 5”-7” in soluzione idroalcolica 2:1(2 parti di acqua ed 1 di alcole) di sale potassico di acido indolbutirrico (IBAk) a 2.000 ppm e poste a radicare in cassone riscaldato in perlite da sola od in miscela 2:1 con torba e con una temperatura basale intorno ai 25 °C. La radicazione è talora tecnicamente più o meno possibile anche in altre epoche, nelle quali però non sempre è economicamente conveniente; la cultivar Moraiolo 15 o la Frantoio, ad esempio, raggiungono punte di radicazione prossime al 100 % se poste a radicare in Agosto - Settembre, ma le stesse percentuali nelle stesse due varietà scendono sotto il 35 - 40 % in inverno.; vi sono inoltre varietà, quali Carolea, Moraiolo 1, Sant’Agostino ed Ascolana tenera, di per sé già difficili da radicare, che praticamente non radicano se taleate in inverno o primavera.
Il taleaggio può inoltre anche essere proposto e pensato per l’autoradicazione di talune linee di portinnesto. Il taleaggio in cassone riscaldato è inoltre adottato per la propagazione dell’olivo con la tecnica dell’innesto-talea in cui la marza di varietà difficili da radicare viene innestata (generalmente a spacco inglese semplice) su soggetti di facile radicazione. Il particolare ambiente rappresentato dal cassone riscaldato, caratterizzato da temperatura costante ed umidità elevata, consente la contemporanea saldatura dell’innesto e la radicazione del portinnesto. Il vantaggio rispetto all’innesto su semenzale è rappresentato dai minori tempi per l’attecchimento dell’innesto stesso e, soprattutto, da una maggior uniformità dei soggetti portinnesto e quindi, in ultimo del materiale prodotto.

Commenti dei lettori

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  • Ruggeri Dante

    15 Feb 2010 - 01:21 - #1
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    la tecnica del cassone riscaldato funziona molto bene e qualche anno fa vi ho proposto l’idea e voi l’avete perfezionata e resa possibile, ma personalmente ho problemi a reperire l’ormone IBAk : avete qualche riferimento da suggerirmi.All’epoca mi parlavate di un dott. Giovanni ,ma ho perso ogni riferimento .Vi ringrazio per ogni eventuale aiuto.grazie

  • R. Dante

    15 Feb 2010 - 01:28 - #2
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    la tecnica del cassone riscaldato funziona ne parlavamo qualche anno fa, ma personalmente ho problemi a reperire l’ormone IBAk : avete qualche riferimento da suggerirmi.All’epoca mi parlavate di un dott. Giovanni ,ma ho perso ogni riferimento .Vi ringrazio per ogni eventuale aiuto.grazie

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