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La pianta di Settembre 2002, identificata e descritta

Identificazione ed informazioni da Ugo Laneri

La pianta in questione è Calotropis procera *, una Asclepiadacea arbustiva tropicale diffusa dal Nord Africa marocchino all’India (dove si trova C. gigantea, simile).

Il genere, con 6 specie, deve il nome alla bellezza (kalòs) di una parte del fiore. C. procera può raggiungere i 5 m, resiste benissimo alla siccità e può stabilizzare le dune sabbiose. Ha caratteristiche xerofitiche quali foglie consistenti a causa della spessa cuticola e “feltrate”, abbondante corteccia suberosa, numerose radici secondarie più o meno superficiali. La pianta ha un certo pregio ornamentale per le caratteristiche foglie biancastre subovali, fino a circa 10 x 15 cm, opposte, e per le infiorescenze ad ombrello; spesso sono presenti anche i notevoli frutti follicolari, ovoidali, verdi, di 8 - 12 cm, contenenti i semi avvolti da una massa fibrosa sericea.
Anticamente si ottenevano fibre dal fusto e dai frutti; dalle radici si ricavava una sostanza utile contro il mal di denti ed il latice era usato nella medicina locale (in effetti contiene calotropina e uscaridina, cardiotonici da usare a basse dosi, oltre a calactina; tutte sostanze velenose) o, mescolato a sale, per pulire il cuoio; dal carbone si preparava una polvere finissima usata per la polvere da sparo.
E’ stato segnalato che dopo aver toccato le piante non bisogna strofinarsi gli occhi. La pianta può essere infestante in certe isole del Pacifico ed in zone dell’Australia.
La specie, reperibile almeno in un vivaio siciliano, esige un clima caldo (non sopporta il gelo) ed asciutto con notevoli escursioni termiche, sole pieno, terreno molto drenato, sassoso o sabbioso; si può adattare a climi meno aridi e torridi di quelli originari. In particolare in serra è attaccata dagli afidi. La propagazione può avvenire da seme o da talee parzialmente lignificate in primavera-estate.
La famiglia, soprattutto tropicale e subtropicale, è affine a quella delle Apocynaceae, ed è rappresentata in Italia da poche specie, tra cui più nota è Vincetoxicum arundinaria; naturalizzato si può trovare anche Gomphocarpus fruticosus (dai curiosi frutti verdi globosi), e raramente Periploca sp., Asclepias syriaca (albero della seta), Caralluma europaea (a Linosa e Lampedusa), Cynanchum acutum.
L’habitus della famiglia Asclepiadaceae è erbaceo, arbustivo, lianoso, talvolta arboreo. Ad essa appartengono diverse specie ornamentali dei generi Asclepias e Hoya (es. H. carnosa e H. bella, fiore di cera), ma anche Stephanotis (S. floribunda), Araujia, Stapelia, Ceropegia, Caralluma e Huernia (le ultime 4 succulente), ecc. Asclepias curassavica è impollinata dalla “famosa” farfalla Monarca e A. tuberosa è detta anche butterfly weed. Molte Asclepiadecee contengono un latice e vengono usate nella medicina popolare, specialmente in India; diverse sono velenose.
*Talvolta indicata come Calotropis procera (Ait.) Ait.f., altre volte come Calotropis procera (Ait.) R.Br.”
Ugo Laneri è stato l’unico ad identificare la pianta di questo mese.