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La pianta di Novembre&Dicembre 2002

I commenti di Ugo Laneri

Si tratta di una cv di Dipladenia, che probabilmente diversi vivaisti
chiamerebbero D. rosea o D. sanderi o D. sanderi rosea; ma credo che
botanicamente dovrebbe essere più corretto chiamarla Mandevilla (seguito dal
nome della cv), confortato anche dall’amico Dott. T. Schiva Direttore della
sezione Miglioramento genetico dell’Ist. Sper. Floricoltura di Sanremo.
Secondo alcuni si tratta di due generi molto affini ma distinti, (nella
Garzantina di I. Pizzetti, O. Sala tratta brevemente la voce Dipladenia,
così dicendo:” Le D., un tempo facenti parte del genere Mandevilla, sono
oggi considerate a sé, forse a causa della minore rusticità. Per il resto -
tipologia, foglie e infiorescenze- hanno caratteristiche molto simili.”;
Pizzetti nomina tra le Mandevilla la M. suaveolens); per altri invece
Dipladenia è un sinonimo del genere valido Mandevilla (es. Giardinaggio
UTET-Garzanti RHS). G. Betto nel suo Le piante rampicanti, 1986, così
riferisce: “Queste Mandevilla -M. boliviensis, M. eximia, M. hirsuta,.- fino
agli anni Venti se ne stavano suddivise nei generi Dipladenia ed Echites, ed
ancora oggi i vivaisti offrono la M. sanderi sotto il nome di Dipladenia
rosea”. Il Grande libro dei fiori e delle piante del Reader’s Digest nomina
Dipladenia splendens (Brasile) come “inserita talvolta nel genere
Mandevillea” (errore: Mandevilla); sotto Mandevillea cita M. suaveolens
(”gelsomino del Cile”), che è originario dell’Argentina e della Bolivia.
Nel sito americano di vivaismo Flora Cutting si dice che Dipladenia sanderi
“Bell of the Jungle”, botanicamente Mandevilla, si distingue per i fiori e
le foglie più piccole, fiori più campanulati, foglie più arrotondate e
cuoiose, e che è meno sarmentosa ma più cespugliosa, diventando lianosa solo
tardivamente; in altro sito si dice che Dipladenia va considerato uno
“sport” (cioè un mutante) di Mandevilla e che si è tornati al vecchio nome
Dipladenia per differenziare questo mutante derivato da un doppio ibrido
(”The genus mandevilla was once named dipladenia. Nurseries have recently
started calling mandevilla ‘Red Riding Hood’, Dipladenia or Brazilian
Jasmine in order to differentiate it from it’s more vining cousins. It is a
sport from a hybrid of M. x amabilis and M. sanderi”). In altro sito,
Mandevilla splendens (Hook) Woodson si dice che abbia come sinonimi
Mandevilla sanderi e Dipladenia splendens.
Oltre ad esigenze termiche date dalla loro origine, le specie di questo
genere vogliono un terreno abbastanza ricco ma molto ben drenato; è
probabile che l’esposizione giusta dipenda oltre che dalle specie anche
dalle cv, poiché la Mandevilla (es. M. suaveolens) si dice che cresce in
pieno sole o lo sopporta, mentre le cv note da noi come Dipladenia
soffrono in tale condizioni, anche perché amano un clima caldo umido: quindi
vogliono un’alta luminosità, ma il sole al massimo per qualche ora. A Roma
ho visto una pianta di “D.” crescere stentatamente su un muro rivolto a sud,
ma un’altra crescere bene e rifiorire per tutta l’estate in esposizione
Ovest, purché concimata. Per stimolare e mantenere la fioritura si
raccomanda un concime ricco di fosforo, ma direi anche di potassio, cioè un
fertilizzante per piante da fiore. La propagazione si fa per talea in
terriccio sabbioso in primavera-estate; Pizzetti consiglia la potatura
piuttosto drastica (a 2-3 gemme dalla base) dei rami sfioriti