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PUTIFERIO di Raffaele Viviani

La trama


Putiferio
è una commedia scritta nel 1927, ed è una delle
opere più rappresentative della peculiarità artistica di
Raffaele Viviani.

In essa, infatti, sono presenti tutti i temi più caratteristici della
produzione vivianesca Il mondo della strada, innanzi tutto. Una gran folla
di personaggi e di figure (nella commedia se ne contano addirittura trentadue!),
veri e propri blocchi umani e sociali: I protagonisti di una vita che pullula
nelle strade, che tirano a campare l’esistenza a furia di espedienti
e di invenzioni, al limite del codice penale, pur di resistere, pur di non
morire.

Ma in “Putiferio” Viviani affronta uno dei temi più
gravi e più inquietanti della vita popolare e di Napoli, tra la fine
del secolo e i primi decenni del Novecento, un tema a lui carissimo sul quale
è ritornato più volte: il tema della camorra, e con esso il
personaggio del guappo, della sua condizione sociale.

I guappi di Viviani sono personaggi senza eroismo e privi di spirito
avventuroso. Il loro segreto (neppure tanto segreto, in fondo) obbiettivo
è quello di trovare, alla fine una sistemazione, un lavoro, un vero
e normale lavoro. I guappi di Viviani, perciò cercano di mantenere
integra la fama di “mammasantissima” senza grande impegno, al
solo scopo di vivacchiare alla sua ombra.

Questa visione fredda del problema non impediva tuttavia a

Viviani di vedere anche l’altro lato di esso: di vedere cioè
l’uomo di malavita, il vero camorrista sopraffattore, frutto anche’esso
di una società senza Legge, dominata dalla legge dell’arbitrio
e del privilegio. In questo caso lo sguardo del poeta si appunta con spietata
acutezza sul personaggio, e il ritratto che ne sorge è di una verità
inquietante.

Ed ecco Putiferio.

  “Omm’’e carcere”. Mammasantissima temutissimo
e quindi rispettatissimo.

  Ma la straordinaria capacità di incidere nel grottesco 
di Viviani, ha disegnato un guappo “diverso”.

Putiferio è sì un guappo. Ma è gobbo.

“Nu tremmone d’acquaiuolo”, come lo definiscono i vicini,
  per beffeggiarlo in sua assenza.

Putiferio è un mostro.

Ma ha il cuore d’oro. Utilizza la sua guapparia perché non sopporta
i soprusi. Potrebbe farne a meno. Potrebbe vivere del suo lavoro, che è
quello del ciabattino, nel quale eccelle. Ma lui si è eletto difensore
delle ingiustizie e utilizza solo a questo fine la sua fama guappesca. Per
questa ragione è amatissimo dal popolo che fa la fila davanti al caffè
dove quotidianamente riceve.

Ma Putiferio ha un desiderio. Vuole sposarsi. Ha anche un cuore per innamorarsi,

Putiferio. E si innamora, lui novello Quasimodo, di una ragazza che è

bella e – manco a dirlo – ingrata. E’ un duro colpo, ma

conosce fino in fondo il suo stato, e comprende. E quando finalmente riesce

a trovare un’anima buona disposta ad accettare la sua “diversità”,

nel bel mezzo del festino organizzato per annunciare il suo matrimonio con

Carulina, ecco la Polizia, ecco la Legge che non perdona il suo passato,
e

lo conduce in prigione.

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