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IL PROGRAMMA DELLA BIENNALE TEATRO

Nuovi testi e nuovi autori al 36. Festival Internazionale del Teatro diretto da Massimo Castri, intitolato alla drammaturgia italiana contemporanea, perchè "il testo e il linguaggio teatrali possono parlare ancora dell'oggi".

Rimasto spesso in secondo piano tra teatro di regia e ricerca, il piano della
scrittura emerge in questi anni con vivacità, imponendo all’attenzione
di pubblico e critica una nuova generazione di autori, cresciuta a fianco
di altri artisti e altri interpreti, pronti a metabolizzare e rilanciare
le parole della contemporaneità in nuovi sistemi e forme teatrali.

Massimo Castri costruisce un percorso che parte dai due
grandi autori del teatro di questo secolo, Pasolini e Testori; prosegue
testimoniando la frastagliata e contrastante realtà drammaturgica
italiana, attraverso nomi riconoscibili di questi ultimi anni; attiva infine
un confronto dialettico con la scrittura europea, frutto di civiltà
più strutturate.

Dal 15 settembre al 2 ottobre il 36. Festival Internazionale del Teatro porterà
a Venezia tutte novità per la Biennale, frutto di momenti produttivi
differenti ed esterni di teatri festival ed enti che garantiranno anche un
futuro agli spettacoli presentati in cartellone: Teatridithalia, Teatro Metastasio
Stabile della Toscana, Mercadante Teatro Stabile di Napoli, Fondazione Orestiadi
di Gibellina, Teatro Stabile delle Marche, CTB Teatro Stabile di Brescia,
Nuovo Teatro Nuovo - Teatro Stabile di Innovazione, Teatro Stabile dell’Umbria,
CRT Centro di Ricerca per il Teatro, Compagnia Sud Costa Occidentale, Compagnia
‘O Zoo No - Teatro Stabile di Torino - Teatri Convenzionati, Compagnia Fabbrica,
Teatro della Limonaia, La Famiglia delle Ortiche.

L’indimenticabile figura della Monaca di Monza nella reinvenzione testoriana
apre il 36. Festival Internazionale del Teatro diretto da Massimo Castri
(15/16 settembre, Teatro alle Tese). Portato per la prima volta in scena
da Luchino Visconti, La monaca di Monza di Testori,
che agli esordi aveva suscitato tante polemiche, trova ora un’eccezionale
interprete in Lucilla Morlacchi, nuovamente diretta da Elio
De Capitani.
Un ritorno atteso a Venezia e alla Biennale per entrambi,
dopo il successo del pasoliniano Turcs tal Friul del 1995.

Da Testori a Pasolini con un progetto nato alle Orestiadi di Gibellina per
concludersi alla Biennale Teatro: tre registi, appartenenti alla stessa generazione
ma diversi per cultura formazione nazionalità, chiamati ad affrontare
tre episodi dell’Orestea di Eschilo nella traduzione di Pier
Paolo Pasolini.

Rodrigo García, con la sua riscrittura radicale, cruda e violenta,
di Agamennone, che a Gibellina ha già debuttato lo scorso anno
e ora sarà a Venezia (16/17 settembre, Tese delle Vergini); Monica
Conti per Coefore, il “lato femminile” della tragedia con la presenza
forte di Annamaria Guarnieri (17/18 settembre, Teatro Piccolo Arsenale);
infine Caden Manson e la sperimentazione aggressiva del suo Big Art Group
per Eumenidi (19/20 settembre, Teatro alle Tese ).

Ancora Pasolini, questa volta autore autonomo con Bestia da stile
(22/23 settembre, Teatro Piccolo Arsenale), messo in scena da Antonio Latella,
rivelazione di questi anni, per concludere “un viaggio ideale iniziato con
Pilade e passato attraverso Porcile. Un viaggio
alla scoperta, o meglio, verso un inizio di conoscenza dell’artista e dell’uomo
Pasolini; alla scoperta di un universo che aborre ogni forma di consolazione,
ogni compromesso” (A. Latella).

Apre poi la sezione dedicata alla drammaturgia contemporanea Sarah
Kane,
una delle autrici più frequentate dell’ultima generazione,
che in pochi anni e con una manciata di testi ha impresso una svolta alla
scena europea (23/24 settembre - Tese alle Tese). Delle tante messinscene
che si contano, Purificati, non ha avuto ancora una relizzazione in
Italia. La vedremo alla Biennale di Venezia a opera di Marco Plini.

All’Inghilterra di Sarah Kane significativamente si torna con il testo successivo,
segno che la drammaturgia italiana trova circolazione in Europa: Binario
morto - Dead End
della ventitreenne Letizia Russo ha infatti
origine da una commissione del National Theatre di Londra per il festival
“Shell Connections”, dove verrà realizzato nel luglio di quest’anno.
A Venezia, sarà Barbara Nativi, da sempre assidua frequentatrice
della nuova drammaturgia europea con un festival ed un teatro, a mettere
in scena il nuovo testo di Letizia Russo (24/25 settembre, Tese delle Vergini).

Alla drammaturgia nordeuropea si interessa invece la compagnia ‘O Zoo no,
di Benedetta Francardo, Massimo Giovara, Paola Rota e Roberto Zibetti, alla
Biennale con Prima/Dopo dell’autore tedesco Roland Schimmelpfennin,
dramaturg alla Schaubüne di Ostermeier (26/27 settembre, Teatro Piccolo
Arsenale).

Drammaturgia di corpi, invece, per Emma Dante che, dopo gli apprezzatissimi
e pluripremiati mPalermu e Carnezzeria, trova nella riscrittura di
un testo di Tommaso Landolfi ad opera di Elena Stancanelli
il nucleo ispiratore per il lavoro che presenterà a Venezia,
La scimia
(28/29 settembre - Tese delle Vergini)

Negli ultimi giorni del festival, l’1 e il 2 ottobre, si concentrano tre
spettacoli distribuiti tra Teatro Piccolo Arsenale, Teatro alle Tese e Tese
delle Vergini. Con l’affabulazione fantastica e surreale di Ascanio Celestini
che, dopo Radio clandestina, torna a parlare di un momento
cruciale della nostra memoria collettiva, rievocando l’ultimo giorno dell’occupazione
nazista nella capitale in Il giro del cieco. Roma 4 giugno 1944
. Con il monologare poetico e coinvolgente di Davide Enia, l’autore
di Italia-Brasile 3 a 2 e di Maggio ‘43, che
in Scanna trasferisce ancora una vicenda personale nella storia collettiva
- un rifugio antiaereo e la vana attesa di un padre che sta rischiando la
vita in un attentato antifascista.

Con la drammaturgia di Andrea Malpeli che, in Io ti guardo negli
occhi
, premiato al 47° Premio Riccione per il Teatro, “sa raccontarci
il mondo degli altri con straordinaria forza poetica e profonda partecipazione
umana”, e la regia di Chérif, che proprio attraverso i testi
della drammaturgia contemporanea - da Koltès a Tarantino - ha costruito
il suo originale percorso artistico.

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