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C'E' DA VEDERE - SETTIMANA DAL 6 AL 12 DICEMBRE

A Roma interessanti proposte di drammaturgia contemporanea: il bellissimo "Shafespeare" di Cappuccio e l'inquietante testo di Enia. In giro due cavallio di battaglia di Moliere con due grandi attori: Rigillo e Bucci. Debutta a Trieste "Il trionfo dell'Amore" con la coppia Pagliai-Gassman.

SETTIMANA DAL 6 AL
12 DICEMBRE

ROMA - Il Bardo regna a Napoli

A DIECI anni dal debutto al Festival Sant’Arcangelo dei Teatri, torna nella
capitale da stasera il maggiore successo scenico di Ruggero Cappuccio «Shakespea
Re di Napoli», che si è aggiudicato il Biglietto d’Oro Agis
1995, il Premio Speciale per la Drammaturgia Europea 1995 e il Premio Fondi
La Pastora 1994. Protagonisti dello spettacolo che continua ininterrottamente
la sua decennale tournée sono, ora come sempre, Claudio Di Palma e
Ciro Damiano che recitano con le musiche di Paolo Vivaldi, i costumi di Carlo
Poggioli e le luci di Michele Vittoriano. Nel testo che realizza la segreta
armonia fra suoni e sensi, vocazione e meta principale dell’autore e regista
napoletano Cappuccio, si incontrano due personaggi della nostra memoria culturale
e ancestrale. Desiderio approda naufrago sulle coste della sua Napoli e riferisce
all’amico Zoroastro dell’avventura vissuta casualmente nei teatri londinesi
come attore fanciullo shakespeariano. Nella sua immagine si proietta allora
la figura misteriosa del dedicatario dei «Sonnets» del drammaturgo
elisabettiano in un ammaliante accostamento fra l’inglese di quell’epoca
e il barocco napoletano. Senza poter distinguere fra sogno e realtà
si affrontano temi universali come la bellezza, la genialità e la
morte in un racconto fantastico vicino alla purezza della poesia.

ROMA - «Maggio ‘43»

DOPO la cronaca epica di una partita di calcio in «Italia-Brasile 3
a 2», il giovane autore-attore siciliano Davide Enia si cimenta da
stasera, sempre al Piccolo Eliseo Teatro Studio, con la narrazione scenica
«Maggio ‘43», dedicata al bombardamento di Palermo del 9 maggio
1943. Partendo da una serie di interviste a persone che vissero direttamente
e subirono quei giorni tragici riuscendo miracolosamente a rimanere illesi,
l’elaborazione drammaturgica si incentra su brani e frammenti di autentiche
memorie, opportunamente intrecciate e sviluppate. «Cos’è la
notte quando tanto arriva sempre l’urlo della sirena d’allarme per i bombardamenti
notturni? Cos’è che non ce la faccio più a mangiare sempre
pane nero e allora cerco di pescare le anguille di frodo? Cos’è strisciare
contro i muri per non farsi vedere dalla milizia fascista? Cos’è che
mi servono 1800 lire per le medicine e non so come recuperarle?». Sono
soltanto alcune delle voci che si interrogano su un male atroce, onnipresente
e ancora attuale come la guerra.

MAIOLATI - “Tartufo” di Moliere

In scena “Tartufo” di Moliere. Commedia politica per eccellenza,
interpretata magistralmente da Flavio Bucci per la regia di Nucci Ladogana,
quando andò in scena per la prima volta sollevò proteste tali
che il re Sole ne proibì la rappresentazione. A detta dello stesso
Bucci, in quest’opera Molière stravolge lo schema classico delle
sue opere precedenti, facendo vincere la negatività incarnata da Tartufo
sul buonismo rappresentato dalla borghesia francese. Il regista dà
all’opera un taglio più giocoso rispetto all’originale, sottolineando
gli aspetti comici e imbarazzanti della vicenda.

La trama: Tartufo, un falso devoto, ha saputo così bene entrare nelle
grazie di Orgon e di sua madre Madame Pernelle, che spadroneggia nella casa
del suo benefattore. Sordo alle proteste della moglie Elmire e degli altri
membri della famiglia che vedono l’ipocrisia di Tartufo, Orgon lo stima anzi
degno di sposare sua figlia. Non esita a cacciare di casa il figlio Damis,
quando questi gli rivela che Tartufo ha cercato di sedurre Elmire, facendo
poi donazione al supposto sant’uomo di tutti i suoi averi. Elmire convince
suo marito a nascondersi sotto una tavola, mentre lei fingerà di corrispondere
alla passione di Tartufo. Orgon scopre così la lussuria, l’ingratitudine
e l’ipocrisia del suo protetto. Vistosi scoperto, l’impostore vuole utilizzare
la donazione per impadronirsi dei beni di Orgon, ma, riconosciuto dalla giustizia
che lo cercava da tempo, viene arrestato.

Bassano - “I ragazzi irresistibili” di
Neil Simon

In arrivo Johnny Dorelli con Antonio Salinas ad interpretare “I ragazzi irresistibili”
di Neil Simon. Diretta da Francesco Macedonio e con la partecipazione straordinaria
di Orazio Bobbio, è tornata sui palcoscenici anche vicentini una tra
le opere più divertenti di Neil Simon. Scritta nel 1972 e diventata
un celebre film nel 1975, The Sunshine Boys (”I ragazzi irresistibili” nella
traduzione italiana di Masolino D’Amico) racconta le vicende di Al Lewis
e Willy Clark, celebre coppia di comici dell’epoca del vaudeville americano,
giunti alla fama nazionale grazie ad un loro famoso sketch. Johnny Dorelli
qui interpreta il ruolo di Willy Clark, è indubbiamente uno degli
showman più noti ed amati del panorama artistico nazionale. Antonio
Salines interpreta Al Lewis. Nel ruolo di Ben troviamo Orazio Bobbio, presidente
della Contrada e fondatore dello Stabile di Trieste nel 1976. Le scenografie
de “I ragazzi irresistibili” sono state ideate da Lauro Crisman. Le musiche
sono curate dallo stesso Dorelli (che le firma con il suo vero nome, Giorgio
Guidi), mentre il disegno-luci è di Peppe Pizzo.

ADRIA - “Patrizia un giovane amore nel vortice
della droga”

Successo di pubblico e di critica per “Patrizia un giovane amore nel vortice
della droga” andata in scena, in prima nazionale, sabato scorso al Teatro
comunale di Adria. L’opera teatrale diretta da Roberto Innocente, prodotta
dall’Associazione “Bel Teatro” di Padova, in collaborazione con il Conservatorio
statale di musica “A.Buzzolla” di Adria e con Padova Danza, era patrocinata
dal Ministero per i beni e le attività culturali, dalla Regione Veneto,
dalle Provincie di Padova, Belluno, Vicenza e Venezia in collaborazione con
il Comune di Adria. L’opera musicale, in due atti, su testo di Arnaldo Foà
e musiche di Fabio Concato, che narra la storia di una giovane ragazza che,
per una serie di motivi, si trova coinvolta nel giro della droga, ha commosso
ed entusiasmato nello stesso tempo il pubblico presente in sala. Amore e
morte, i componenti essenziali della trama, hanno richiamato nella mente
del pubblico i tipici elementi di una moderna “Traviata” o il grande dramma
amoroso di “Romeo e Giulietta” pur collocati in un contesto moderno. Le musice
struggenti e perfettamente in stile di Fabio Concato, che hanno accompagnato
l’intero spettacolo, sono riuscite a sottolineare in maniera esemplare sia
gli aspetti romantici sia quelli tragici dell’intera vicenda.

TRIESTE - IL MISANTROPO

IL MISANTROPO di Molière, con Mariano Rigillo, Martino Duane, Nicola
d’Eramo, Anna Teresa Rossini, Liliana Massari, Mirella Mazzeranghi, Luciano
D’Amico, Francesco Frangipane, Francesco Cutrupi, Luca Lamberti. Regia di
Roberto Guicciardini. Compagnia di prosa Doppiaeffe. In scena nel Teatro
Cristallo di Trieste per la Stagione della Contrada fino al 12 dicembre.

TRIESTE, ”IL TRIONFO DELL’AMORE”

Paola Gassman e Ugo Pagliai ritornano al Politeama Rossetti, insieme a Mascia
Musy, con ”Il trionfo dell’amore” di Marivaux, commedia delicata, colta
e romantica dell’autore francese. Lo spettacolo andrà in scena, in
esclusiva regionale, domani alle ore 20.30, con repliche fino al 12 dicembre.
Lo spettacolo, diretto da Luca De Fusco e prodotto dal Teatro Stabile del
Veneto - Teatro Biondo Stabile di Palermo, rappresenta il terzo appuntamento
della Stagione ”Prosa” dello Stabile del Friuli-Venezia Giulia.

BARI - «Madre e assassina», va
in scena l’infanticidio

Una medea dei nostri giorni che si macchia di infanticidio
uccidendo con ottanta coltellate i suoi due bambini. Madre e assassina del
Teatrino clandestino, in scena ai Cantieri teatrali Koreja, riprende
in chiave moderna e tecnologia uno dei temi cardine della tragedia greca
per seminare i dubbi e riproporre interrogativi sul labile confine tra follia
e ragione, quando si incrinano affetti, sentimenti. Fiorenza Menni e Pietro
Babina, ideatori e rispettivamente protagonista e regista , nel loro spettacolo
raccontano una storia di cronaca nera che non trova i suoi perché,
mescolando sapientemente la dimensione umana della presenza scenica e quella
puramente virtuale dell’immagine riprodotta.

La vicenda: una mattina di un imprecisato giorno intorno agli anni Cinquanta,
Maddalena Sacer, moglie e madre modello, uccide i suoi amatissimi figli.

Ha forse trasformato in ossessione le chiacchiere di un’amica d’infanzia,
ecologista, che le hanno insinuato il dubbio sul prezzo che le generazioni
future dovranno pagare per la dilagante industrializzazione? O piuttosto
è stata ferita dalla scarsa attenzione del marito? O ancora è
il suo rifiuto di una vita troppo perfetta? In realtà, ciò
che conta è l’atto in sè, qualcosa che sfugge a qualunque interpretazione,
a qualunque regola del comportamento umano. Spettacolo tagliente come una
lama e inquietante come un incubo (la compagnia ne sconsiglia la visione
ai minori di 16 anni), Madre e assassina avvince col suo procedimento drammaturgico
che, con intelligente artificio, innesta sulla tradizionale tessitura narrativa
la possibilità della tecnologia digitale: accorpa e confonde la realtà
virtuale, annulla la visione degli attori in scena ma ne conserva la presenza,
con la voce che dà risalto all’immagine elettronica delle parti recitate.
Cinema e teatro si mescolano alla perfezione, immagini e attori interagiscono
su piani diversi con affetto di assoluta veridicità.

ROMA - Il canto del cigno

Accanto a Mario Scaccia, fascinoso protagonista, in una pièce dal
titolo emblematico, Il canto del cigno (al Brancaccino, fino al 19 dicembre)
Laura Comi, fresca étoile del Teatro dell’Opera di Roma, incarna,
bianca apparizione danzante, l’anima del protagonista. La coreografia è
stata composta su misura per lei - su musiche originali di Giuseppe Marcucci
e Massimo Bizzarri - da Milena Zullo, una delle autrici più interessanti
della scena italiana, reduce dal successo in tutta Italia del suo Don Chisciotte
.

BOLOGNA - “Vecchi tempi”

Sara’ Umberto Orsini il protagonista della famosa opera di Harold Pinter
“Vecchi tempi”, che debutterà il 14 dicembre al Teatro Duse con la
regia di Roberto Ando’. Scritta nel 1970, “Vecchi tempi” fu messa in scena
per la prima volta, in Italia, tre anni più tardi, con protagonista
proprio Umberto Orsini, nell’occasione diretto dal grande Luchino Visconti.
“Vecchi tempi” rappresenta la vita stessa che si fa teatro e va in cerca
del significato profondo dell’esistenza e dei sentimenti umani. Un microcosmo
borghese fa da scenario ad un complesso intreccio, in cui dramma e comicità
si alternano continuamente. Coprodotto da Emilia-Romagna Teatro e dal Teatro
Stabile di Catania, lo spettacolo sara’ in scena al Duse fino al 23 dicembre.

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