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GLI IRRESISTIBILI MARCORE' E DIGHERO

Portano in scena "L'apparenza inganna" di Veber con grande successo.

Tutte le apparenze ingannano.

Soprattutto in questa commedia di Francis Veber ( che ne ha realizzato qualche
anno fa un film con Daniel Auteuil e Gèrard Depardieu), dove la maggior
parte dei personaggi si scopre essere diversa da come appare nella realtà.

L’apparenza inganna è in
scena , con Neri Marcorè protagonista, per la regia di Nora Venturini,
nella traduzione e adattamento firmati da Edoardo Erba.

Al centro della commedia sembrerebbe esserci il discorso sull’omosessualità
( vera o presunta) dei suoi protagonisti, ma ben presto si comprende che
quest’argomento è in realtà solo il pretesto per una divertente
satira che punta il dito sugli spietati meccanismi che governano i rapporti
sociali, soprattutto quelli tra colleghi nel « feroce » mondo
aziendale.

C’è infatti Francesco Pignon ( interpretato da Neri Marcorè
), grigio e un po’depresso impiegatuccio che è stato appena piantato
dalla moglie, che per evitare un licenziamento imminente arriva a fingersi
omosessuale.

La sua azienda, che produce preservativi, non potrà infatti permettersi
di essere attaccata dalla stampa per avere licenziato un dipendente gay!
La strategia di Pignon sconvolgerà, inaspettatamente e positivamente,
tutta la sua vita lavorativa e sentimentale, tra colleghi che da ostentatori
del « machismo » si scoprono gay ( l’esilarante Ugo Dighero
) e colleghe che prima lo disprezzavano e ora sono pronte a cadere ai suoi
piedi. E persino il figlio adolescente di Pignon troverà molto pi
ù interessante un padre che marcia al Gay Pride con in testa un cappello
a forma di preservativo, piuttosto che la scialba figura paterna cui da sempre
era abituato.

Tutto si mette al meglio, dunque, per il povero Pignon, che con una menzogna
ritrova dignità umana e una rinata sicurezza in se stesso.

Ma quello che, nel procedere della commedia, si fa sempre pi ù esilarante,
sono le continue macchinazioni tra i dipendenti aziendali, volte a preservarsi
il posto di lavoro minacciato da un terribile « dieci per cento di
esuberi » .

Meglio farsi credere dal presidente ( falsi) amici del ( falso) gay per evitare
la minaccia del licenziamento? Oppure smascherare gli inganni dei colleghi?
E magari, contemporaneamente, lanciare scommesse alla collega che si ha sempre
cercato di sedurre, con il rischio, se si perde, di doversi presentare nudi
in consiglio d’amministrazione?

La satira sociale, pur sottilmente presente, si stempera infatti nella comicità
inarrestabile di Marcorè e Dighero, quest’ultimo ( sugli schermi televisivi
in questi giorni nella fiction dedicata ai Ris) nei panni del « macho
» Felice Sant’Ercole impegnato in un improbabile corteggiamento nei
confronti di Pignon. Marcorè è bravo nel tratteggiare le sfumature
comiche del suo personaggio e la sua trasformazione da cronico depresso a
« vincente » .

Una bella prova per i due attori, affiancati in scena da Corinna Lo Castro,
Andrea Cagliesi, Joseph Scarlata, Iris Cinardi e Domenico Brioschi.
Francesca
Benazzi

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