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I MOMIX FESTEGGIANO I 25 ANNI DI SUCCESSO

"Sun Flower moon" ("la luna dei girasoli")è uno spettacolo inquietante, un po' insolito nella produzione del famoso gruppo.

La svolta dei Momix Uno show inquietante alla festa dei 25 anni

Più di 70 mila biglietti già venduti fino a maggio, grande
accoglienza e tutto esaurito a Bologna per una settimana: è iniziata
bene la tournée italiana 2005 dei Momix
di Moses Pendleton. Il gruppo di danza moderna festeggia i 25 anni con l’ennesimo
successo, ma lo fa con uno spettacolo molto diverso dal solito, un po’
angosciante.

«Sun Flower Moon» (La luna dei girasoli) non è per niente
allegro, e il suo titolo non è pensato in positivo: il balletto è
notturno, povero di luci, le immagini proiettate sono spesso da incubo, ci
sono paesaggi scarni in cui la natura divora l’uomo.

Come in un videogame, i dieci interpreti fluorescenti navigano nel buio,
volano appesi a corde invisibili, appaiono e scompaiono, eseguono passi aerei
virtuosistici, mutano sembianze (li si vede come uccelli marini, spermatozoi,
meduse, corolle, pupe, libellule, ragni divoratori) si combinano in creature
multiple o appaiono con membra staccate, disarticolate: effetti magici da
teatro nero praghese, ma le persone scompaiono in una anonima fioritura di
gesti.

Gli interpreti si rivelano solo ai saluti finali: via gli abiti neri evviva
il muscolo. Loro sono il sole, inutilmente atteso durante lo show e appena
accennato da luci rosse e fuochi nell’unica scena che evoca le fatiche
dell’amore.

Nel mare musicale assemblato da Pendleton, gli uomini sono piccoli e indifesi
di fronte agli avidi moonflower che si aprono come un sesso femminile, e
questo è il leit-motiv dello spettacolo.

Malgrado ciò, Pendleton riconferma il suo ottimismo, l’amore per la
vita: «Viviamo in una grande fattoria nel
Vermont, amiamo la terra, ma lanciamo un allarme perché non venga
distrutta. Io faccio un po’ il prestidigitatore, è vero, questa luna
non è romantica, gli alberi sono spettrali, i pianeti impazziscono,
ma poi torniamo ad essere felici nel nostro mondo. Raccontiamo una favola
che deve spaventarvi, perché dovete capire che un mondo senza luce
è un mondo morto».

Allora non si tratta di negazione dello stile di vita di 33 anni fa, ai tempi
del debutto con Pilobulos? «Ma no, sono ancora
il ragazzo di campagna che fece perfino un balletto con 57 vacche, quello
che ebbe il primo successo in uno show di Frank Zappa (che mi definì
un teatrante bizzarro), che ha sempre lodato, come gli antichi greci, il
corpo umano».

Mario Pasi 

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